Candelora a Casbeno: il 2 e il 5 febbraio festa per future mamme, rione e fedeli. La chiesetta della Schiranetta (per i Casbenatt si pronuncia con una “n” sola), torna un antico appuntamento che quasi 25 anni fa ha preso nuovo slancio nel rione.
«Nel ’93 si è ripresa la tradizione legata alla festa della presentazione di Gesù al tempio – spiega uno degli “Amici della Schiranetta”, organizzatori in collaborazione con la parrocchia di san Vittore – Il 2 febbraio per le nostre zone era una data importante» da una parte c’era la devozione, dall’altra la tradizione contadina che si basava sulla conoscenza pratica della natura per prevedere il destino della vita nei campi.
«È un momento ricordato anche in una poesia di Speri Della Chiesa Jemoli e da un canto bosino, perché era una delle prime feste dell’anno. I primi giorni in cui si usciva verso la fine dell’inverno. Era l’occasione per bere una gazzosa. Ricordo che c’era anche il povero Redentore Canali, il parcheggiatore del Sacro Monte, che veniva con la sua bancarella di palloncini e zucchero filato».
Dalla fertile terra di Casbeno «se le giornate sono belle, sbocciano le margherite. E così un tempo, seguendo i ritmi della natura, si apriva la stagione e sbocciavano i primi amori».
Le “regole” per interpretare l’arrivo dell’imminente primavera sono precise: «a Casbeno sappiamo che se c’è il sole avremo ancora 40 giorni di freddo. Se piove o nevica, invece, la nuova stagione è vicina”.
Tempo clemente o meno non importa, perché le celebrazioni non si fermano qualunque siano le previsioni. «Il programma ricreativo, invece, col brutto tempo non si può svolgere».
Nella chiesetta che sorge in mezzo ai prati c’è una rappresentazione della “Madonna del latte”. «È il simbolo della maternità ed è per questo che è stata introdotta la benedizione delle gestanti». La devozione, in questo caso, è antica e furono molti gli ex voto portati nel piccolo edificio sacro per ringraziare della grazia ricevuta.
«Ne sono conservati molti e persino io ne sono la prova vivente. Sono nato nel ’59 e finii in ospedale perché alcuni farmaci che dovette prendere mia mamma intossicarono il latte». Un ricovero lungo, di quelli che mettono in apprensione tutta la famiglia, uno di quei casi in cui si cerca l’aiuto celeste.
«La leggenda narra che la nonna chiese a un’amica che conosceva la custode della chiesa, di poter esporre i miei vestiti di fronte alla Madonna. Il gesto venne ripetuto finché non guarii e tornai a casa. E così è nata la mia devozione, dalla gratitudine di allora e per tutti i momenti in cui mi sono rivolto per chiedere un aiuto».
Una sorte condivisa con tante donne che invece a quella Mamma hanno chiesto la grazia di un figlio. «Ancora oggi si rivolgono con lo stesso animo che poteva avere mia mamma. Sono testimone di tanti che per conoscenza diretta o per sentito dire hanno voluto partecipare alla benedizione delle gestanti. Vengono da fuori rione e città e spesso succede quanto sperato anche se le vie divine sono imprevedibili».
Questo è uno dei tanti motivi per i quali: «Viene da pensare che quel che facciamo ha un valore. Comprendiamo l’importanza di mantenere tradizioni che rischiano di scomparire».













