Singapore, disperso aereo: 162 a bordo

Sparito dai radar sul Mar di Giava, sulla zona forte maltempo. Sul velivolo diversi bimbi, nessun italiano. L’Airbus della Air Asia aveva cambiato rotta per evitare la tempesta. Precipitato vicino a Sumatra

Un 2014 maledetto per l’aviazione civile asiatica si è concluso con un altro incidente: un volo Air Asia è sparito dai radar ieri mattina durante il tragitto da Surabaya (Indonesia) a Singapore, con 162 persone a bordo.Con le ricerche interrotte nelle notte, e mentre nel tratto del Mar di Giava in cui si crede sia caduto il velivolo imperversa il maltempo, la speranza di ritrovare qualcuno in vita è ormai appesa a un filo. «È il mio peggior incubo», ha scritto su Twitter Tony Fernandes, l’amministratore delegato di Air Asia, promettendo di «prendersi cura di tutti i familiari del mio staff e dei passeggeri».Nell’incertezza sulle cause, nessuna ipotesi è esclusa; neanche quella del terrorismo, e a tal proposito alla Vigilia di Natale l’ambasciata Usa aveva messo in guardia da potenziali attentati in Indonesia in questo periodo. Al momento, la versione più accreditata è però che siano state le cattive condizioni atmosferiche a far cadere il volo QZ8501, partito alle 5,20 locali dalla seconda città più popolosa dell’arcipelago indonesiano.L’ultimo contatto con la torre di controllo risale alle 6.12, quando uno dei due piloti ha comunicato di voler salire di quota per evitare delle nubi temporalesche. Quattro minuti dopo, l’aereo figurava ancora sui radar; due minuti più tardi, era sparito e senza aver lanciato un segnale di Sos.Si calcola che l’aereo – un Airbus 320 fabbricato sei anni, con 23 mila ore di volo alle spalle – sia precipitato qualche decina di chilometri a Est dell’isola di Belitung, a metà strada tra le grandi isole di Sumatra e del Borneo. L’Indonesia ha da subito inviato una task force di aerei e navi nella zona, che è stata presto coadiuvata anche da Singapore, Malesia e Australia. Al calare del buio, e con una visibilità già scarsa in precedenza, le ricerche sono state però interrotte e

riprenderanno stamattina. I 155 passeggeri – tra cui 16 bambini e un neonato – e i sette membri dell’equipaggio erano quasi tutti indonesiani, a parte tre sudcoreani, un britannico, un francese (il co-pilota), un singaporeano e un malese. Per i famigliari delle vittime, riuniti sia all’aeroporto di Singapore sia in quello di Surabaya, in mancanza di notizie l’iniziale angoscia si è trasformata in disperazione. In compenso sono emersi anche casi di persone salvatesi per circostanze fortuite, come una famiglia di dieci indonesiani che non è salita sull’aereo per un disguido sull’orario di partenza.Per il patron di Air Asia, Tony Fernandes, si tratta del «mio peggior incubo». La compagnia con sede a Kuala Lumpur, premiata come «migliore low cost al mondo» negli ultimi sei anni, non aveva mai avuto incidenti mortali da quando l’imprenditore proveniente dal mondo discografico la rilevò nel 2001, portandola dal quasi fallimento a emblematica storia di successo nell’Asia del boom economico: è la compagnia aerea che più di ogni altre ha intercettato le crescenti esigenze di spostamento della classe media, a partire dal Sudest asiatico per poi espandersi anche a Cina e Giappone, e di recente all’India.L’azienda si è costruita negli anni una reputazione di affidabilità e convenienza che l’ha portata a far volare oltre 200 milioni di passeggeri in un’apparentemente inarrestabile espansione dei servizi nell’Asia del boom economico.Sotto lo slogan «Ora tutti possono volare», partendo dalle prime rotte nel Sudest asiatico serve 21 Paesi, dall’India al Giappone, volando su circa 110 scali.Anche se il QZ8501 era tecnicamente «indonesiano», dato che la Air Asia si avvale di diverse compagnie nazionali da lei controllate, l’incidente è il terzo di quest’anno a coinvolgere la Malesia, dopo la misteriosa scomparsa del volo Malaysia Airlines MH370 nell’Oceano Indiano l’8 marzo e l’abbattimento dell’MH17 (della stessa compagnia) nei cieli dell’Ucraina orientale il 17 luglio.