Siria/ Rivolta a Damasco, Assad gioca la carta delle riforme

Siria/ Rivolta a Damasco, Assad gioca la carta delle riforme

Roma, 28 mar. (TMNews) – Il governo siriano dovrebbe rassegnare le dimissioni martedì, mentre è stata decisa – ma non precisata in termini di data – la revoca della legge di emergenza in vigore da quasi mezzo secolo. Dopo le proteste e i violenti scontri dei giorni scorsi, il regime di Damasco tenta così di placare la protesta prospettando una svolta politica, compresa la fine del monopolio del ‘partito guida’ Baath. Il Parlamento siriano ha chiesto al presidente Bashar al Assad di venire in aula a spiegare il suo programma di riforme democratiche.

La legge di emergenza, instaurata immediatamente dopo l’arrivo al potere della partito Baath nel marzo 1963, impone restrizioni sulla libertà di riunione e di spostamento, e permette l’arresto di “sospetti o di persone che minacciano la sicurezza”. In questo modo è possibile sorvegliare le comunicazioni e fare un controllo preliminare su i giornali, le pubblicazioni, le radio e tutti i mass media.

Al Arabiya ha riferito che sarebbe imminente a tal proposito l’approvazione di una nuova legge sulla stampa riguardo la prevenzione della carcerazione dei giornalisti. Il regime, ha aggiunto la tv satellitare araba, modificherà inoltre l’articolo 8 del primo paragrafo della costituzione del Paese, che stabilisce che Baath è il partito guida della Siria. Il presidente ha già autorizzato un aumento dei salari dei dipendenti pubblici pari al 20% dell’attuale retribuzione.

Secondo gli analisti è però difficile pensare a una vera riforma all’interno del sistema, soprattutto perché la corruzione e le politiche di privatizzazione economica hanno creato un arricchimento di tutto il clan legato alla famiglia Assad: ma come dimostrano gli esempi egiziano o tunisino, senza un compromesso in tempi rapidi quella siriana rischia di essere la prossima rivoluzione.

La Siria di Bashar al Assad è un paese totalitario dove l’ordine regna supremo e l’islam è diventato progressivamente più radicale. Il governo siriano è dominato dagli alawiti, una setta sciita che rappresenta solo il 10 per cento circa della popolazione in un paese sunnita al 75%.

Alla sua elezione, nel giugno del 2000, Assad annunciò un pacchetto di riforme – soprattutto in materia di apertura al liberismo economico – noto come la “Primavera di Damasco”, che però non è mai decollato con convinzione: troppo dura la resistenza della vecchia guardia, ostica al punto da costringere Assad a parlare di una “riforma economica attraverso una riforma politica”, rivelatasi a conti fatti inesistente. E così, da un punto di vista politico, il paese non ha fatto registrare alcun progresso, neppure sul tema spinoso della pace con Israele.

Coa

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