Siringhe alla Bevera. Il parco non è più solo una discarica a cielo aperto, adesso è anche il paradiso dei tossici. E torna lo spettro dell’endovena.
Dopo il boom degli anni ’80, e la strage di morti per overdose o Aids, l’eroina era diventata un tabù anche nell’ambiente della droga e dello spaccio. Torna invece prepotentemente “di moda”, in tutti i suoi possibili consumi, soprattutto tra i giovani.
Un fantasma che si sta di nuovo impossessando delle ultime generazioni e degli spazi pubblici dei cittadini, parchi e boschi della provincia di Varese.
L’ultima segnalazione arriva dal Parco della Bevera. A spasso con i cani tra i boschi, neanche troppo lontano dalla strada principale, una varesina si è imbattuta in un “covo di tossici”.
A terra le carte degli involucri delle siringhe, un sacchetto della farmacia e la scatola di un farmaco che la pioggia ha ormai reso impossibile da identificare.
Più in alto invece, ben in vista e impiantate nella corteccia degli alberi, due siringhe. Quelle piccole e sottili, che si usano per iniettarsi in vena l’eroina. Una scena forte, che lascia poco margine d’interpretazione e che fa riaccendere l’allarme del consumo della pericolosa sostanza stupefacente. «In realtà è da qualche tempo che abbiamo la percezione di un prepotente ritorno dell’eroina – spiega , responsabile del dipartimento Dipendenze dell’Asl di Varese – Legato però al consumo via aerea e tra i giovani». Se ne inalano cioè i vapori, cercando di mantenere la sostanza costantemente liquida.
Ma il vero sballo si raggiunge per via endovenosa.
«È il passo successivo – spiega Marino – Più si abusa di sostanze stupefacenti più si ricerca lo sballo e l’endovena è la modalità più “efficiente”. È una sostanza che costa parecchio e iniettandola si riesce anche ad ottimizzare l’effetto in funzione della dose».
Entra prima in circolo con effetti ancora più devastanti. «È un potente sonnifero che agisce sulle nostre cellule nervose e che può quindi indurre al coma o addormentare i centri nervosi che garantiscono la sopravvivenza con conseguente depressione respiratoria, arresto cardiaco e via dicendo».
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