“Sleale: doveva confessare” Varese sta con il Trap

“Sleale: doveva confessare” Varese sta con il Trap

VARESE Salvano l’arbitro ma non Henry, gli sportivi varesini che ieri si sono schierati per il fair play a Villa Recalcati durante il convegno del Panathlon Club sul tema specifico. La polemica calcistica tra Francia e Irlanda scatenata dall’esclusione dai prossimi mondiali per la nazionale allenata da Trapattoni, colpa del gol di Gallas viziato da un fallo di mani evidente di Henry, ha riunito i personaggi più e meno noti sotto una sola bandiera: quella del comportamento leale, sempre necessario, ma anche del rispetto senza eccezioni per le decisioni arbitrali e dell’ammodernamento delle regole. «Affermare la verità nello sport è sempre più complicato», ha spiegato Anna Mennilli, dirigente scolastico e membro dell’associazione, «soprattutto ai livelli alti dove crescono gli interessi che ruotano attorno». Gli atleti ad alto livello sono i primi a capirne le difficoltà, loro che abitualmente si scontrano con la necessità di portare a casa il risultato. «L’arbitro fa parte del gioco come tutti gli altri fattori – spiega Elia Luini, campione olimpico di canottaggio – sbagliare è umano, ma finché le regole sono quelle è il suo verdetto l’unico che conta». Certo che questo genere di polemiche non esistono per chi, come Luini, vince o perde su rilevazione praticamente infallibile del cronometro: «Fortunatamente con il fotofinish non esistono problemi di questo tipo, anzi, per una precisione assoluta nelle gare internazionali si usa anche il satellitare. Ammesso però che non ci sia corruzione, per l’errore umano una volta posso tornare a casa e quella dopo vincere la partita. Fa parte del gioco».

E infatti c’è chi a un gioco del genere non vorrebbe stare, come Ito Giani, varesino classe 1942 ex campione olimpico di atletica. «Una cosa che assolutamente eviterei ad esempio è la ginnastica artistica, non mi metterei mai nelle mani di una giuria che esprime un giudizio assolutamente soggettivo». Al giudizio però bisogna sottostare, secondo Giani, e se l’arbitro ammette il gol la partita è chiusa e non va riaperta. «Il problema del calcio è che oggi andrebbe modernizzato: se Henry avesse ammesso l’errore sarebbe stato un bel gesto di fair play, non c’è dubbio, ma non si può lasciare al caso una partita di questo livello visti gli interessi che girano».«E’ un caso di slealtà sportiva – ammonisce Umberto Calandrella, varesino membro del direttivo della Figc e storico viceprefetto che ha abitato in Villa Recalcati per 22 anni – l’unica soluzione corretta sarebbe stato andare immediatamente dall’arbitro e ammettere il fallo di mano, cosa che Henry ha fatto solo dopo aver incassato il risultato. Per un cambiamento vero ci vorrebbe la moviola in campo; nel rugby ce l’hanno, l’abbiamo vista in azione una settimana fa tra l’Italia e gli All Blacks». «Il problema sta a monte», dice infine Brigida Jesu, allenatrice di atletica. E viene molto prima delle moviole: «Esiste un atteggiamento negativo molto diffuso tra gli allenatori e tra alcuni genitori che certo non aiuta la correttezza. Se uno dalla panchina urla frasi come “spaccagli le gambe” o “stendilo”, non ci lamentiamo se poi i ragazzi seguono le orme dei maestri».Francesca Manfredi

e.marletta

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