«Solo la verità»

La straordinaria lucidità di Paola Bettoni, mamma di Lidia: «Non voglio un colpevole, ma il colpevole». Sul tavolo di fronte a lei la foto della figlia. Il pg Gualdi: «Per lei perseguiremo il vero. Ovunque esso sia»

«Sono passati 30 anni. Forse ci siamo. Speriamo». , la madre di Lidia Macchi, ieri era in aula accanto al legale di parte civile . Una donna straordinaria che da 30 anni aspetta la verità sull’efferato omicidio di Lidia Macchi, la sua bellissima figlia, la ragazza d’oro, studentessa di giurisprudenza dai voti stellari, militante di Comunione e Liberazione, che con il fondatore del movimento don Giussani

ha avuto una corrispondenza personale. Lidia fu ammazzata con 29 stilettate nella notte tra il 5 e il 6 gennaio 1987: il cadavere fu trovato il 7 gennaio al limitare dei boschi del Sass Pinì a Cittiglio. Per 27 anni quel delitto pareva destinato a rimanere senza risposte: poi il nuovo impulso alle indagini dopo l’avocazione del fascicolo da parte della procura generale di Milano.

Il 15 gennaio 2016, con l’accusa di aver assassinato la giovane, fu arrestato , 50 anni, di Brebbia, ex compagno di liceo e amico della vittima ai tempi dell’omicidio. Paola Bettoni da quel momento ha sempre mostrato un equilibrio e una lucidità incredibili. Le stesse qualità che l’hanno contraddistinta anche ieri in aula.

Davanti a lei, appoggiata accanto alla borsetta, c’era la foto di Lidia: quella pubblicata da tutti i giornali d’Italia dove la ragazza sorride sistemandosi un cappello a tesa larga. «Dietro – spiega Bettoni – è stampata la poesia che Stefania (la sorella di Lidia) scrisse per lei quando Lidia fu tumulata. È un lunghissimo saluto, pieno d’affetto, pieno d’amore, alla sorella che le è stata portata via». È calma Paola Bettoni mentre parla. Gli occhi tradiscono però tutto il dolore patito in 30 anni.

«Sabato sarà il primo anniversario della morte di mio marito», , il padre di Lidia scomparso il 15 aprile 2016, fu la moglie Paola a sussurrargli, mentre era già molto malato in quel gennaio 2016: «Forse l’abbiamo preso». «È il primo anniversario della morte di mio marito e io continuo a sperare di arrivare alla verità. È la sola cosa che chiedo. Non un colpevole, ma il colpevole. Se è stato lui voglio che quando usciremo da quest’aula non vi siano dubbi – dice la madre di Lidia – Voglio soltanto la verità».

Mamma Paola ha poi sussurrato ciò che aveva già ripetuto in un’altra occasione: quando fu decisa la riesumazione della salma della figlia. Un altro momento dolorosissimo. «Io sono certa, ho fede, che la verità arriverà quando Lidia lo vorrà – spiega Bettoni – Giustizia sì, ma giustizia certa».

Paola Bettoni ripete «verità» dando alla parola un suono straordinario. Ed è a mamma Paola che il sostituto procuratore generale s’è rivolta nella sua introduzione al caso: «Paola, una mater dolorosa e coraggiosa – ha detto il sostituto Pg – per lei dovrete, dovremo, perseguire soltanto la verità. Qualunque essa sia. Ovunque essa porti». Ed è esattamente quello che chiede mamma Paola, mentre china sulle carte legge il testo di “In morte di un’amica”, la missiva anonima al centro delle indagini e attribuita a Binda dal perito grafologo dell’accusa ma che ieri è stata messa in discussione.