«Sono le azioni di persone senza più dignità umana»

La comunità islamica varesina condanna la strage di Ataturk.

«Un attacco terroristico perpetrato durante il mese di Ramadan non è opera di veri musulmani». Il portavoce della comunità islamica varesina, , questa volta non ammette giustificazioni: «si digiuna per diventare uomini veri, questi comportamenti sono invece di persone che hanno perso la dignità umana».

Dopo l’ennesimo attentato terroristico per mano dell’Isis – il movimento di islam radicale che unisce i seguaci del Califfo Abu Bakr al-Baghdadi e che proprio in questi giorni festeggia i due anni dall’autoproclamazione dello Stato Islamico – la comunità musulmana varesina inorridisce. Sette kamikaze in azione all’aeroporto internazionale Kemal Ataturk di Istanbul hanno ucciso ieri sera (alle 21 ore italiane) 41 persone e ne hanno ferite oltre 200. «Un atto da vili perpetrato dai nemici dell’Islam – commenta Baroudi – Siamo addolorati per le vittime innocenti,

morti che pesano ancora di più nel mese del Ramadan, che è di pace e di amore». Un periodo sacro per i musulmani, il quarto dei cinque pilastri dell’Islam. «Per questo dico che del genere non sono musulmani veri, non appartengono alla nazione dell’Islam e hanno perso la loro identità culturale. In questo mese l’uomo diventa un angelo, non mangia e non beve e pensa ai dolori di chi è in questa condizione». Baroudi non entra nelle questioni politiche che hanno portato Istanbul ad essere colpita dall’Isis, per la quarta volta solo nell’ultimo anno. «Non voglio fare politica – sottolinea – voglio solo dire che azioni come queste contribuiscono solo ad aumentare la violenza tra i popoli e che la comunità musulmana è la prima ad esserne scombussolata. Sentiamo l’esigenza di chiarire l’interpretazione sbagliata che si sta dando del messaggio islamico».

E se da Varese assistono passivi a quello che succede ad Istanbul, c’è una varesina che invece sta provando sulla pelle cosa vuol dire «non sentirsi più sicuri a casa propria». , 25 anni, è cresciuta a Varese ma da quattro anni vive con la mamma in Turchia. « Ero nei paraggi dell’aeroporto quando è successa la catastrofe – scrive da Instanbul degli istanti successivi all’attentato- Ho sentito un boato, poi le sirene dei soccorsi sfrecciare per un periodo interminabile. Solo più tardi è arrivata la notizia dell’attentato».
Ore di incertezza e di paura. Soli con la consapevolezza che qualcosa di grave sta succedendo e che forse il pericolo è vicino e può palesarsi in qualsiasi momento. «Purtroppo nel giro di poche ore è stata attivata la censura a mezzo stampa – continua – Succede ogni volta che c’è un attentato. Quello che so sono dei dati parziali sul numero di morti e che siano stati tre kamikaze». Nessuna comunicazione, nessuna certezza «solo una ferita al cuore che non mi fa sentire sicura, nemmeno qui a casa mia».