Roma, 10 gen. (TMNews) – “L’Eta non si arrenderà” definitivamente, e anche se il governo socialista e gli ex membri di Batasuna (l’ex ‘braccio politico’ dell’organizzazione terrorista, fuori legge dal 2003) stanno facendo pressioni, i terroristi continueranno a cercare di influenzare la vita politica dei Paesi Baschi nelle istituzioni politiche regionali e locali, mantenendo l’opzione armata come tacito ricatto. Ne è convinto Mikel Azurmendi, ex militante dell’Eta sotto il franchismo negli anni ’60, uscito prestissimo quando il movimento rinunciò a una svolta pacifica e oggi antropologo, professore all’Università del Pais Vasco e attivo antiterrorista (è stato fra i fondatori dell’associazione anti-Eta ‘Basta Ya’).
“Il gruppo legato a Batasuna ha fretta”, spiega Azurmendi a TMNews commentando l’annuncio dei terroristi di un “cessate il fuoco permanente e di carattere generale”, “di ripulirsi e entrare in qualche modo nelle istituzioni, perché per loro c’è una finestra di opportunità finché in Spagna sono al governo i socialisti: con il Partido popular (Pp) per loro sarà molto più difficile”. Nel 2012, ritiene l’esperto, una nuova vittoria del Psoe di José Luis Zapatero appare poco probabile, e così si spiega il progressivo distanziamento dalla lotta armata che negli ultimi mesi è stato sostenuto da tanti ex dirigenti della sinistra indipendentista radicale basca, fra cui lo stesso Arnaldo Otegi. D’altronde anche per il Psoe un’accelerazione di questo processo è importante, perché in chiave elettorale può servire a ridurre il ricordo del fallito “processo di pace” intrapreso dal governo socialista nel primo mandato di Zapatero, rotto brutalmente dall’Eta alla fine del 2006 con un attentato all’aeroporto di Madrid.(segue)
Ape
© riproduzione riservata










