Spagna/ Tve trasmette cartone animato contro la corrida

Spagna/ Tve trasmette cartone animato contro la corrida


Roma, 18 feb. (Apcom)
– “Le corride sono ingiuste, obbligano il toro anche se non vuole farlo, non vuole far male al matador”: è il testo di uno degli episodi di “Vipo, le avventure del cane volante”, serie a cartoni animati per bambini trasmessa dalla televisione spagnola Tve e nel quale si critica apertamente la “Fiesta nacional” per eccellenza (e il toro viene salvato dell’intervento dei protagonisti). Come nota il quotidiano El Mundo, Tve non trasmette una corrida in diretta dal 2006, con la giustificazione di non poter dare un simile programma in orari in cui i bambini guardano la televisione.

D’altronde, l’anno scorso La proposta di legge per vietare le
corride in Catalogna ha superato il primo ostacolo nel Parlamento catalano ma il pronunciamento politico non fa che ratificare una tendenza di fatto già in atto da molto tempo: la corrida – icona della cultura spagnola e grande passione di intere generazioni di turisti – sta diventando sempre meno popolare.

Un sondaggio condotto nel 2006 rivelò che l’81% dei minori di 24
anni mostrava disinteresse per la tauromachia: identica
percentuale fra i trentenni ma soprattutto tra gli
ultrasessantenni solo il 41% si dichiarava interessato alle
corride, chiaro segno di una decadenza culturale. Secondo le cifre fornite dal Ministero degli Interni spagnolo nel 2009 si sono svolte in Spagna 891 feste taurine di prima categoria, ben 354 in meno rispetto all’anno precedente: ovvero, in termini di allevamento, un’eccedenza di circa 2mila tori che potrebbero non vedere mai l’arena dato che per regolamento vengono utilizzati animali di età compresa fra i 4 e i 6 anni.

La questione ha scatenato un’imponente raccolta di firme a
favore o contro, quasi un milione: da notare che in questa guerra di lobbies quella favorevole alla sopravvivenza delle corrida non lo fa invocando la santità della tradizione taurina, ma in base all’assunto che la Catalogna, per rispetto delle libertà individuali, non può permettersi una proibizione di questo genere; se la corrida deve morire, che lo faccia di morte
naturale, per mancanza di pubblico.

La Catalogna, d’altronde, non sarebbe la prima regione a mettere
fuori legge la tauromachia : già le Canarie vietarono le corride
nel 1991, ma nelle isole non se ne svolgeva una da un decennio e
l’obbiettivo della legge era in realtà mettere al bando i tradizionali combattimenti fra galli (ancora praticati
clandestinamente). La stessa Barcellona aveva approvato nel 2004 una proposta per l’abolizione delle corride presentata da Erc: una decisione peraltro simbolica perché il comune non ha alcuna giurisdizione sulla celebrazione delle corride, che dipende appunto dalle autorità regionali; il municipio non poté fare altro che invitare quindi i dirimpettai della Generalitat – situata dall’altra parte della Plaza Sant Jaume – ad abolire gli spettacoli taurini.

Barcellona possiede attualmente due plazas de toros di
cui solo una, la Monumental, è ancora adibita alle corride:
spettacoli che costituiscono un’attrattiva soprattutto turistica. In generale però – nonostante la prima plaza de toros permanente di cui si abbia notizia si trovi nella catalanissima Olot – gli spettacoli taurini sono di fatto estranei alla cultura catalana, mentre oltre che nel sud della Spagna, patria della moderna tauromachia (che ha la sua bibbia nel “Cossìo”, enciclopedia in sei voluminosi tomi), sono assai diffusi anche nei Paesi Baschi e nel sud della Francia, dove è recentemente stato chiesto che l’arte taurina venga inserita nel patrimonio dell’Unesco.

Mgi

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