Al museo di villa Mirabello non si trovano più due vasi romanici. Non è la prima volta che spariscono oggetti dal museo varesino: diversi anni fa si volatilizzarono alcuni reperti garibaldini e un archibugio conservati nella sezione dedicata al Risorgimento. Furto vero e proprio? Oggetti prestati per allestire eventi e non più ritornati? Reperti andati semplicemente persi nelle stanze e nei magazzini del museo? A questa domanda, al momento, non può essere data risposta. La certezza è che sulla sparizione dei due vasi antichi indaga il nucleo dei carabinieri di Monza specializzato in patrimonio artistico. Alcuni dipendenti del museo sarebbero già stati interrogati per stabilire i contorni dell’accaduto. Non ci sono indagati.
A quanto risulta, dalle frammentarie informazioni raccolte perché sul caso regna il riserbo più assoluto, ad accorgersi della sparizione dei vasi sarebbe stata una archeologa, che però non vuole rilasciare alcuna dichiarazione in merito perché non ne è autorizzata. Pare che l’esperta di antichità, conoscendo bene il museo, con un colpo d’occhio e non con un inventario, si sia accorta che i due vasi non c’erano più. Da qui l’allarme, dato tra il mese di marzo e il mese di aprile 2016.
«Siamo stati informati dell’accaduto e, trattandosi di vasi antichi, quindi di un patrimonio tutelato, il sindaco si è recato in Procura per riferire il fatto» ricostruisce l’assessore alla cultura Roberto Cecchi, che precisa di non conoscere i contorni della vicenda. Del resto, dalle poche indiscrezioni emerse, non è possibile stabilire con esattezza dove i vasi dovessero essere custoditi, né risalire ad eventuali movimentazioni degli
stessi, e neppure capire da quanto tempo mancano all’appello. Secondo Cecchi «è difficile dire se potenziare la sicurezza nel museo potrebbe essere una soluzione per un fatto del genere. Certo, si può migliorare sempre, ma non mi pare che vi sia stata una effrazione. La presunta sparizione dei vasi sembrerebbe più una cosa nata all’interno del museo, il che probabilmente è ancora più grave».
Il sindaco Davide Galimberti ha diffuso una nota in cui precisa che quello del museo è un «presunto furto»: «Appena abbiamo ricevuto la segnalazione di possibili irregolarità commesse negli anni precedenti alla nostra amministrazione abbiamo subito segnalato la situazione alle autorità competenti».
Dal primo dicembre il direttore del museo è Daniele Cassinelli che ha avviato un inventario finalizzato a tutelare il patrimonio varesino. Si tratta di fare ordine tra circa 10mila oggetti, provenienti dal periodo preistorico al risorgimento e non tutti esposti. Solo per fare qualche esempio: i vestiti antichi sono sistemati in un armadio, dove il pubblico non può vederli. Tante opere donate al museo in tempi recenti da collezionisti varesini non sono ancora state sistemate all’interno delle sale, e questo nonostante la donazione sia avvenuta parecchi anni fa.
Va anche sottolineato che i due vasi – sebbene di valore – non sono gli oggetti più pregiati del museo, che vanta, per fare un esempio, una importante e rara diatreta di vetro.













