Stadio e città tappezzate di biancorosso Con l’Ascoli prendiamo il nostro sogno

VARESE – Sogniamo una città vestita – da capo a piedi – di biancorosso. Come quella che il 13 giugno 2010 aveva spinto in B il Varese. Ce la ricordiamo ancora grazie a queste parole del condottiero Beppe Sannino: «Dopo una lunghissima notte solitaria e insonne, vagabondando in auto per le vie di Varese, i miei pensieri sono stati spazzati via dal brivido di un’emozione violenta: quella di vedere le bandiere biancorosse sui balconi e sulle finestre dove solitamente sventolavano gli stendardi di Inter, Juventus o Milan».

E allora tiriamo fuori le nostre bandiere biancorosse per far capire al mondo che il Varese è più importante di ogni altra squadra. Anche di quelle di serie A. La truppa del nuovo condottiero Rolando Maran si sta giocando un grande sogno e per realizzarlo ha bisogno di calore e colore. Non solo allo stadio che ci immaginiamo già interamente dipinto di biancorosso per la decisiva sfida con l’Ascoli. Ma in tutte le vie della città per trasmettere fiducia e sostegno ai ragazzi straordinari di Maran. Dunque, da qui alla fine del campionato, vestiamoci di biancorosso per venire allo stadio ma, prima, esponiamo dalle finestre delle nostre case la bandiera del Varese.

Stefano Bettinelli, una delle anime del Varese, ricorda così il tanto atteso ritorno in B: «La gente non veniva allo stadio per vedere le nostre giocate ma per farsi esaltare dal nostro carattere e dalla nostra tenacia. La gente voleva l’arena e noi gliela davamo: si lottava su ogni pallone come se fosse l’ultimo. Avevamo

risvegliato l’orgoglio d’appartenenza che era lo stesso che si respirava nello spogliatoio: giocatori, staff, magazzinieri, dirigenti, erano tutti sulla stessa barca con un remo in mano e giù a vogare. Il campionato lo vincemmo grazie a un grande lavoro settimanale, alla professionalità di tutti e soprattutto al fatto che ognuno del gruppo antepose il Noi all’Io».

Queste sono le armi con cui il Varese deve affrontare le ultime tre gare, dalla finale di domani con l’Ascoli. La strada è lunga e dura ma nulla è impossibile per chi ha cuore. E poi sono stati i biancorossi a insegnarcelo: alla fine non vince la squadra più forte ma il gruppo più unito. Quel gruppo che sogna di acciuffare gli spareggi per la serie A e che ha bisogno di un oceano di stendardi biancorossi – a Masnago e in città – per correre veloce verso la meta.

Filippo Brusa

a.confalonieri

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