Staminali, no a Reguzzonidell’ospedale di Circolo

Staminali, no a Reguzzonidell’ospedale di Circolo

VARESE A Varese la speranza di nuove cure a malattie terribili grazie alle cellule staminali amniotiche è già diventata un business da diverse migliaia di euro, ma non ha ancora fatto scattare la molla della ricerca nel nostro Ospedale universitario. Eppure si tratta di cellule staminali che offrono molte potenzialità perché giovani e pluripotenti, ma a differenza di quelle embrionali non pongono alcun problema di carattere etico. Per prelevarle è sufficiente una semplice amniocentasi. Le perplessità riguardano semmai modi e scopi della conservazione di queste cellule in un quadro normativo assente. O quasi.Oggi, a due anni dalla scoperta delle grandi potenzialità di queste particolari cellule staminali, il sistema sanitario nazionale non si è ancora dotato di regole specifiche per il loro trattamento, così l’Ospedale di Varese si è visto costretto a rifiutare la proposta di collaborazione su questo fronte presentata dalla Biocell, centro sanitario privato di Busto Arsizio che propone la cryo-conservazione del liquido amniotico alle pazienti, dando la propria disponibilità a fornire strumenti e istruzioni per il prelievo al ginecologo che pratica l’esame in ospedale: «Senza un riferimento normativo nessuna struttura pubblica può autorizzare il prelievo e la conservazione di queste cellule», spiega il direttore sanitario dell’Azienda ospedaliera di Varese Roberto Riva con riferimento implicito alla tolleranza che pare invece adottata dalle altre aziende ospedaliere della provincia. E anche se al Del Ponte i ginecologi non vedono l’ora di lavorarci «dato che non ci sono ragioni ostative né tecniche né etiche a questa pratica», afferma anche a nome dei colleghi il primario Roberto Puricelli, al Circolo emergono delle perplessità: «Al momento non ci sono

evidenze scientifiche sulle implicazioni terapeutiche delle staminali amniotiche – spiega il responsabile del dipartimento per le biotecnologie Davide Rossi –  Si potrebbe far riferimento alla legge che consente il prelievo delle staminali del cordone ombelicale affidando a determinate banche, come il Policlinico di Milano, la loro conservazione a beneficio della ricerca e dell’intera collettività. In altre parole la legge di fatto impedisce la conservazione a scopo autologo, cioè strettamente personale, del cordone come avviene all’estero, e come sta di fatto avvenendo per il liquido amniotico».La Biocell, di cui è amministratore delegato l’onorevole Marco Reguzzoni, offre il servizio di cryo-conservazione del liquido amniotico direttamente alle gestanti, presentandolo come un’assicurazione sul domani: «Un patrimonio biologico da conservare per il futuro», si legge sulla brochure. E ancora: «Un futuro sereno costa meno di un caffè alla settimana», cioè 980 euro da pagare oggi e validi per i prossimi 19 anni. Poi sarà il figlio, ormai maggiorenne, a decidere se rinnovare il contratto al prezzo indicativo di 30 euro l’anno. Inoltre la Biocell è appena diventata partner di un progetto per la ricerca di una terapia per le degenerazioni retiniche usando cellule staminali da liquido amniotico. Al progetto partecipano l’Harvard Medical School e il Policlinico-Mangiagalli di Milano. Ma non l’Ospedale di Varese, che pure ha stretto una collaborazione con la Mangiagalli. E neppure l’Università dell’Insubria: «Già da anni facciamo ricerca su diversi tipi di cellule staminali, in ortopedia per la produzione di Cartilagine, ad esempio, oppure su quelle estratte dal tessuto adiposo – spiega l’ex preside di medicina Paolo Cherubino – ma non su quelle da liquido amniotico».Lidia Romeo

e.marletta

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