Storia di Piero, malato di gioco « Ecco l’inferno delle “slot”»

«Mi è sempre piaciuto giocare, anche quando ero molto giovane e frequentavo i soliti due o tre bar per i tornei di scopone scientifico. Parlo di almeno vent’anni fa, ero giovane e si gareggiava tra amici, le puntate erano basse. Capitava di vincere e tornare a casa con ventimila lire, se andava male invece si perdevano le solite cinque mila e

tutto finiva lì, senza particolari problemi. Avevo venticinque anni e sembrava tutto facile, lavoro trovato, la donna della mia vita al mio fianco, matrimonio e poi la nascita di nostro figlio. La mia era un’esistenza perfettamente incasellata, stipendio da impiegato sempre puntuale, vacanze al mare, Natale in famiglia e così via, fino a quando tutto è cambiato da un giorno all’altro».

Parole amare quelle di Piero, quarantacinquenne gallaratese che ha rischiato di perdere tutto a causa del vizio del gioco alle slot machine, capaci di ridurre in mutande migliaia e migliaia di uomini deboli.

Persone completamente trasformate nel giro di pochi mesi un po’ come è accaduto al povero Piero.

«Ancora adesso non riesco a capire come sia potuto iniziare. Non ho mai avuto grandi problemi nella vita, forse mi annoiava il lavoro da impiegato, forse è stata curiosità o magari era solo destino che dovesse andare così. Fatto sta che cinque anni fa entrai in un nuovo bar che avevano appena aperto a poche centinaia di metri da dove abitavo, ricordo che era sabato, mi servivano le sigarette. Entrai, ordinai un caffè macchiato, presi il solito pacchetto e poi pagai alla cassa, il barista mi diede qualche euro di resto, le monete tintinnavano nella mia mano destra quando vidi a pochi metri da me, una slot machine nuova e luccicante. Non so cosa mi prese, infilai le monete nella fessura e iniziai a giocare. Dopo soli tre tentativi riuscii a vincere, mi ricordo ancora la sorpresa misto gioia quando vidi i gettoni venirmi incontro».

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