«A 103 anni si è provvisori. Giovani: amate e perdonate»
Nello studio molti libri ottocenteschi e il ritratto della bisnonna spagnola

«A 103 anni si è provvisori. Giovani: amate e perdonate»

Compleanno - A casa di Giovanni Leva, che non dimostra affatto l’età

Sguardo penetrante e vigile, portamento distinto, parlare sommesso e pacato che non denuncia alcuna fragilità: Giovanni Leva non dimostra affatto i suoi 103 anni appena compiuti. Ci accoglie nella sua casa, dove vive con la seconda moglie Isabella. Una signora di 58 anni gentile e dimessa, che non vuole rubare la scena al consorte ma preferisce lasciarlo solo durante l’intervista. Come ci si sente a compiere 103 anni? La sua risposta è laconica ma profonda: provvisori. Nella vita ognuno ha un percorso da compiere che, in qualsiasi momento, può interrompersi. Bisogna essere pronti alla chiamata del Padre.

La religiosità profonda di Giovanni traspare fin dalle prime parole. Mentre parliamo, una Bibbia è di fronte a noi, sullo scrittoio. Nello studio ci sono molti libri. Giovanni ha letto molto nella vita e tuttora legge perfettamente senza occhiali. Con un poco d’invidia gli domandiamo che cosa abbia significato la fede nella sua vita. Ci spiega che è qualcosa che lo accompagna da sempre e lo ha aiutato nei momenti difficili. Per lui Dio è in ogni uomo e non lo abbandona mai. La sua religiosità non è frutto di tradizioni o abitudini familiari: ci rivela che nel corso della sua lunga esistenza ha studiato ben 72 religioni di tutto il mondo, per comprendere meglio la sua e confrontare le diverse teorie e interpretazioni dei testi. È molto colto il nostro ospite, ma umile nel parlare. Nella sua casa, da lui progettata 5 anni fa, ha creato un salone nel seminterrato per accogliere gli amici di preghiera. Da 40 anni esiste un gruppo che si ritrova per pregare e meditare. Riceve tutti nel salone pieno di libri, dove ha fatto posizionare tante sdraio: luogo dedicato al relax e alla riflessione, oasi frequentata anche da gente proveniente da Milano, che viene per trovare la pace interiore. Domenica nel salone ci sarà una festa per il fondatore del gruppo e un centinaio di amici giungeranno a Comabbio da ogni parte.

Giovanni lo racconta con modestia. Gli chiediamo se ha qualche carisma, ma dice di no. E preferisce mostrarci i libri ottocenteschi e il ritratto della sua bisnonna spagnola, Ines. È schivo e non ama troppo parlare di sé. Sappiamo che in Paese è noto per la generosità nei confronti di chi ha bisogno e per i gesti d’accoglienza. Nella sua casa e in quella vecchia c’è posto per tutti. Della sua vita ci racconta qualcosa: della sua nascita a Comabbio, del collegio ad Albino (Bg); dei suoi genitori commercianti e della terra acquistata dal padre in Oklahoma con l’intento di trasferirvi la famiglia e poi rivenduta. Dei 7 anni di guerra come interprete e portaferiti negli Alpini e del negozio a Varano Borghi. Oggi Giovanni legge e fa le parole crociate per allenare la mente. Ma ci dà prova delle sue abilità, recitando a memoria un lunghissimo testo in rima. Gli chiediamo un messaggio da lasciare alle nuove generazioni. Col sorriso invita ad amare e perdonare.


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