«È morto proteggendo il suo Matteo»
Pietro Nerva insieme al suo inseparabile cagnolone Hakika (Foto by Varese Press)

«È morto proteggendo il suo Matteo»

Il dolore dei familiari di Fabrizio Nerva, 47 anni, gorlese vittima di un incidente in moto a Santo Stefano. «Siamo certi gli abbia fatto scudo salvandogli la vita. Perché lui era così». Il quindicenne ancora grave

GORLA MINORE - «Ha protetto suo figlio sino all’ultimo. Pensiamo gli abbia fatto scudo con il suo corpo durante l’incidente altrimenti le cose forse sarebbero andate ancora peggio». Maurizio Nerva, fratello di Fabrizio, morto a 47 anni nel drammatico incidente stradale avvenuto nel pomeriggio di Santo Stefano in via Goldoni a Lonate Pozzolo dove è rimasto ferito in modo grave anche il figlio di 15 anni, tratteggia un padre vero. Capace, questa è l’ipotesi, di morire per salvare Matteo, che è ancora ricoverato all’ospedale di Circolo di Varese in prognosi riservata.

«Sta meglio per fortuna - dice lo zio - è stato operato per ridurre la frattura al femore, ma sta meglio. La ripresa sarà lenta ma ci sarà. E questa, adesso, è la cosa più importante».

Via Pascoli ammutolita

In via Pascoli ieri, dove Fabrizio Nerva viveva con la moglie Rosanna e i figli Matteo e Michela, in molti hanno raggiunto quella bella villetta per portare conforto alla famiglia. In casa non c’era nessuno, la famiglia era riunita al Circolo, da Matteo, e Maurizio e la sorella Nicoletta stavano invece abbracciando strettissimi la madre Irma. «Tutta Gorla - spiegano i vicini - piange Fabrizio. Un uomo puro, generoso, lavoratore. Le preghiere sono invece per Matteo. Deve guarire presto, tutto il paese lo aspetta per abbracciarlo».

È un’onda lunga d’affetto quella che gli amici, ma anche i colleghi di lavoro della Foroni stanno riversando sulla famiglia di Fabrizio. «È tutto vero, lui era così - dice Maurizio - Responsabile sul lavoro, si occupava di manutenzione aveva la reperibilità 24 ore su 24. In anni di lavoro non ha mai mancato una chiamata: ha lavorato con la febbre, si è reso disponibile durante il riposo». Lavoro, «una famiglia che adorava», e poi c’era quella sua grande passione per la manualità, per il costruire. «Una passione che adesso stava trasferendo al figlio - racconta Maurizio - stava insegnando a Matteo a costruire con le proprie mani. E ad essere sempre generoso, disponibile con gli altri». «Se avevi un problema - confermano i vicini - ti rivolgevi a Fabrizio. Quello che poteva fare per aiutarti lo faceva senza battere ciglio. Non c’era orario, non c’era impegno, che potesse impedirgli di dare una mano se poteva».

Il pianto di Hakika

«Matteo adesso deve guarire - dice lo zio - per continuare ciò che gli ha insegnato suo padre. Un’eredità morale, la passione per il fare, la lealtà e l’amore per la famiglia, l’impegno sul lavoro».

Dell’incidente la famiglia non vuole parlare: «Ci sono indagini in corso - dice Maurizio - ma conoscendo Fabrizio sappiamo che ha fatto scudo al figlio. Che in qualche modo si è messo tra lui e la fine. Questo era mio fratello. E per questo tutti gli volevano bene». Quella per la moto era una passione antica. «Ma era prudente - spiegano i familiari - con Matteo era già uscito altre volte. A Santo Stefano hanno voluto fare un giro insieme, padre e figlio, approfittando della giornata di sole».

C’è una tristezza immensa oggi in via Pascoli, strada che è come una grande famiglia per chi ci vive. Accanto a quella di Fabrizio anche la casa della madre dell’uomo, Irma Lai, è chiusa. «Giusto che siano riuniti tutti insieme - dicono i vicini - hanno portato via anche l’husky che Fabrizio adorava». Hakika, che sabato ha pianto per tutta la notte «forse intuendo che qualcosa era successo a Fabrizio al quale era legatissima», concludono i vicini.n


© RIPRODUZIONE RISERVATA