Mostri di cemento. «Niente tasse per chi li rilancia»
L’interno spettrale dell’ex Montedison di Taino, uno dei colossi abbandonati più grandi del Varesotto. Il recupero di queste “bombe di cemento” può fare rima con produttività

Mostri di cemento. «Niente tasse per chi li rilancia»

Quale futuro per le 84 aree dismesse in provincia? Parla l’esperto di diritto urbanistico Chierichetti: «Creare zone no tax per attirare gli investitori»

Aree dismesse, quale futuro? «La leva fiscale sarà decisiva» secondo l’avvocato bustocco Antonio Chierichetti, esperto di diritto urbanistico e consulente dell’Associazione dei Commercianti della provincia di Varese. L’idea: zone “no tax” nelle aree dismesse e degradate per favorire il reinsediamento industriale e produttivo. Occorrono soluzioni per sbloccare il futuro delle numerose - sono più di 80 in provincia di Varese - “bombe di cemento” che giacciono in attesa di interventi di riqualificazione e riconversione, per tornare ad essere angoli vivi del territorio e non più cimiteri industriali. «Normalmente è l’alta intensità volumetrica concessa agli operatori che permette di rendere appetibili le bonifiche» spiega Antonio Chierichetti, riferendosi ad esempio ai “grattacieli” che sono spuntati a Milano nelle ex aree dismesse del comparto Garibaldi-Repubblica. «Oppure, come abbiamo visto anche in provincia di Varese, si fanno largo i progetti di grandi centri commerciali sulle ceneri delle aree dismesse». Ma la complessità delle operazioni di risanamento (a partire dai costi di bonifica) e di ristrutturazione costituiscono spesso un freno per i potenziali investitori, a maggior ragione in un’epoca di crisi del settore dell’edilizia. Regione Lombardia un primo mattone lo ha messo, con «la legge 31 del 2014 che - sottolinea l’avvocato Chierichetti - rende prioritaria nelle politiche territoriali la riduzione del consumo di suolo».

Occasione di rilancio

Ma basterà un orientamento generale di politica urbanistica regionale verso la riconversione prioritaria del suolo degradato ad indurre gli operatori nell’indirizzare i loro investimenti verso le aree dismesse piuttosto che verso il suolo non urbanizzato? Probabilmente nel lungo periodo sì, ma secondo l’esperto potrebbe essere necessario ricorrere ad altri strumenti, più immediati, per l’incentivazione al recupero delle “bombe di cemento”: «Tra gli incentivi e le agevolazioni da mettere in campo per rendere appetibili agli operatori le aree dismesse e degradate, lo strumento della leva fiscale potrebbe risultare decisivo - l’opinione di Antonio Chierichetti - una delle forme con cui esercitare la leva fiscale è quella del ricorso alle Zone Economiche Speciali. Se si combinasse la riqualificazione di un’area degradata con un trattamento fiscale di favore per un determinato periodo, ecco che gli operatori economici, anche internazionali, potrebbero ritenere strategico investire su queste zone, insediando attività produttive». Le Zone Economiche Speciali sono una sorta di “zone franche”, all’interno del cui perimetro le imprese possono beneficiare di forti riduzioni della pressione fiscale per alcuni anni dall’insediamento. «Penso alla Valle Olona, che è uno degli assi territoriali con la maggior presenza di aree dismesse - fa notare Chierichetti - con un polo universitario di eccellenza come la Liuc a Castellanza, perché non pensare di attirare imprese tecnologiche e innovative per farla diventare una piccola “Silicon Valley”? Ma anche attorno a Malpensa, che è il più grande aeroporto cargo d’Europa, le aree dismesse potrebbero essere valorizzate se ci fosse una Zes mirata per creare un polo logistico innovativo. Queste operazioni le fanno in Polonia, con le Zes, possiamo provare a farle anche noi».

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