Sarà febbraio il mese nero  Il picco del virus fa tremare
Anche i bambini sono tra i soggetti fragili che si recano in ospedale

Sarà febbraio il mese nero

Il picco del virus fa tremare

Tutti gli ospedali in provincia sono sotto pressione per l’influenza. I clinici dell’Asl: «Prima del Pronto Soccorso c’è il vostro medico»

VARESE - A dura prova tutti Pronto Soccorsi in provincia. Dall’azienda ospedaliera di Busto a quella di Gallarate, dal presidio di Saronno sino ad arrivare a l Circolo di Varese, le unità operative di Emergenza-Urgenza sono state intasate da pazienti accorsi a causa dell’influenza.
Emergenze a parte, tutti coloro che avrebbero potuto curarsi seguendo le indicazioni disposte dal proprio medico di medicina generale, i cosiddetti codici bianchi e verdi, sono stati “costretti” ad attendere per diverse ore (anche quattro) prima di essere visitati da uno dei camici bianchi dei Pronto Soccorsi.
Ma il peggio deve ancora arrivare, perché il picco influenzale è previsto nelle prossime settimane, nello specifico all’inizio di febbraio. Per evitare di ritrovarsi a trascorrere un intero pomeriggio al Pronto Soccorso, quando si potrebbe tranquillamente capire quale tipo di cura seguire per far fronte al proprio malessere attraverso canali diversi e più veloci, è bene non andare in panico.

La febbre alleata dei bambini

«I principali motivi per cui i bambini arrivano nei Pronto Soccorsi pediatrici sono l’influenza e la diarrea» spiega Enrico Frattini della Struttura semplice valenza dipartimentale dell’Asl di Varese.
«Negli ultimi anni abbiamo lavorato tanto con i pediatri affinché le patologie pediatriche più frequenti di carattere generale vengano gestire sul territorio, attraverso una campagna che prende il nome “La febbre, una alleata dei bambini”. Quindi, è buona prassi che i genitori sappiano che prima di correre al Pronto Soccorso, andrebbe contattato il pediatra e nel caso in cui il pediatra non fosse reperibile ci sono i medici di continuità assistenziale che valutano le priorità».
La stessa cosa vale per gli adulti sani. La regola è “no panic”, i medici di medicina generale è quello di continuità assistenziale sono le figure professionali giuste per gestire la cura del virus influenzale. Nella nostra provincia sono presenti 592 medici di medicina generale e 120 pediatri.
«Al momento solo poco più di centinaio di questi medici operano in studi singoli - continua Frattini -Tutti gli altri lavorano sotto forma di forme associative o fanno parte di un gruppo di medici che quindi garantiscono una copertura di circa dieci ore giornaliere di presenza».
Inoltre, ogni distretto sanitario trasmette giornalmente una nota, attraverso la piattaforma informatica, di pazienti particolarmente fragili cosicché se queste persone dovessero non sentirsi bene, i medici di continuità assistenziale possono reperire la loro cartella clinica attraverso la rete.

La battuta d’arresto dei vaccini

Le criticità riscontrate in questo periodo nei Pronto Soccorsi della nostra provincia dipendono anche dalla drastica battuta d’arresto che ha avuto la campagna vaccinale a causa dell’allarme suscitato a seguito del ritiro cautelativo di alcuni lotti del vaccino antinfluenzale Fluad, per alcune morti sospette.
L’allarme si è scatenato nel bel mezzo della campagna antinfluenzale: le comunicazioni di rassicurazioni successive, dopo che è stato accertato che non vi erano correlazioni tra il vaccino antinfluenzale e i decessi, non hanno avuto lo stesso impatto sulla popolazione.
«I dati provvisori sull’andamento della campagna antinfluenzale 2014/2015, al 31 dicembre 2014 - spiega in una nota Franca Sambo, responsabile Prevenzione e Promozione della salute, Dipartimento di Prevenzione Medico dell’Asl di Varese - evidenziano una riduzione di circa il 4% dell’adesione degli over 65 anni rispetto allo scorso anno (rendicontate 75469 dosi di vaccino con un’adesione del 39,8%)».
Questo calo si traduce in un maggior numero di persone colpite dal virus influenzale e, nel caso di pazienti con patologie già in corso o grandi anziani, le complicanze che possono emergere spesso si traducono in ricoveri ospedalieri.


© RIPRODUZIONE RISERVATA