L’ira dei frontalieri in pensione “Lo Stato specula su di noi”

VARESE «I datori di lavoro ticinesi sono orientati a retribuire i dipendenti frontalieri in euro e non più in franchi. Per noi, quest’operazione è già fatta dallo Stato: ci converte direttamente in euro la pensione»: lo dice un pensionato frontaliere e mostra l’assegno di giugno. Gliel’ha spedito la Cassa svizzera di compensazione, sede a Ginevra: sul cedolino di accompagnamento, appare l’importo in valuta svizzera, 1.272 franchi, pari a 970,37 euro. L’accredito in banca non avrebbe modificato le cose: è

sempre l’Inps a praticare il cambio.
«Ma chissà che cambio hanno fatto – afferma il pensionato, 26 anni da operaio decoratore in Canton Ticino – e, soprattutto, visto l’andamento del superfranco, se ne disponessi io, convertirei i miei soldi nel momento più favorevole». Il cambio è un affare: il pensionato che nel 2008 ha percepito come primo assegno di pensione un importo di 754 euro, l’altro ieri ne ha incassati 970, oltre 200 in più, senza far niente, per il solo effetto della debolezza dell’euro e della forza del franco. Allo stesso modo, un operaio frontaliero attivo, tre anni fa cambiava il suo salario mensile da 3000 franchi in 2.100 euro. Oggi, senza far niente, li cambia a 2.400 euro. «Perché un pensionato non dev’essere libero di cambiare quando vuole?»: è la domanda degli ex frontalieri ed è girata a Giancarlo Bosisio, sindacalista dell’Organizzazione Cristiano Sociale Ticinese. «È una vecchio problema – afferma – ed emerge periodicamente: un trattato italo svizzero per il versamento delle rendite Avs (la pensione) ai frontalieri collocati a riposo stabiliva che venisse applicato il cambio medio degli ultimi cinque giorni precedenti il pagamento».
Poiché le pensioni svizzere sono più basse che in Italia, al pensionato farebbe gioco cambiare i propri soldi al momento buono: da febbraio a giugno, il franco s’è ulteriormente apprezzato del 10%. Un euro valeva 1.32 il giorno 11 febbraio, adesso, vale 1.21. Potrebbe scendere a 1.15. Piccole somme, ma su pensioni piccole.
«In Svizzera – spiega Bosisio – il prelievo contributivo è dell’8.4% sul salario lordo. In Italia, è del 33.50%. Per questo, le pensioni sono basse ed è per questo che noi consigliamo il secondo pilastro, la previdenza integrativa che molti frontalieri hanno invece prelevato per l’acquisto della casa o per la ristrutturazione. Preciso che la tassazione alla fonte sulle pensioni è del 5%». Materia fiscale e salariale complessa, ma sul punto del cambio, c’è anche chi dice che i valori di oggi «compensano» quelli degli anni passati, quando l’euro era a 1.66 contro franco. Ad una pensionata, cucitrice per 14 anni in Ticino, oggi sembra che i suoi 120 euro mensili di pensione siano tantissimi.

s.bartolini

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