Sulcis, le donne occupano la miniera  «Così difendiamo il nostro futuro»
Alcune delle 37 lavoratrici che stanno occupando la miniera di Monteponi a Iglesias (Foto by foto ansa)

Sulcis, le donne occupano la miniera

«Così difendiamo il nostro futuro»

Trentasette lavoratrici trincerate dietro i cancelli di Monteponi, a Iglesias

Caschetto, passamontagna e sciarpe. Ma gli occhi delle 37 lavoratrici che dall’alba di ieri si sono tirate dietro il cancello della miniera di Monteponi, a Iglesias, si vedono benissimo: raccontano la rabbia e la disperazione di chi non ha visto gli stipendi di ottobre e novembre. Ma soprattutto la paura per il futuro del loro posto di lavoro all’«Igea», l’azienda in house della Regione Sardegna che si occupa di manutenzione e bonifiche di siti delicati come le ex miniere o la cava di Furtei, nel Medio Campidano.
Qualche settimana fa, dopo che a Lula (Nuoro) gli operai si erano calati nei pozzi, era stato siglato un accordo pieno di impegni da rispettare. A cominciare da uno stipendio arretrato da versare entro il 20 novembre. Non ancora arrivato, però. Anche per questo ieri è scattato il blitz. Le donne si sono chiuse dentro la miniera di Villamarina, teatro delle più clamorose proteste in zona degli ultimi 15 anni. Un altro gruppo ha occupato invece il pozzo T della miniera di Campo Pisano. Lì si trovano le pompe che sollevano l’acqua che rifornisce Iglesias.
Conseguenza immediata lo stop alla fornitura idrica per la città con chiusura dei rubinetti, annunciata dal gestore idrico «Abbanoa», a partire dalle 17 di ieri pomeriggio e sino alle 5 di oggi. Su questo fronte è al lavoro la Prefettura di Cagliari per cercare di mitigare i disagi alla popolazione.

Una mossa disperata, quelle delle occupazioni, legata non solo agli stipendi arretrati, quattro congelati nel concordato e altri due tra ottobre e novembre. Ma anche al piano di rilancio dell’azienda. «L’iniziativa da parte delle donne – spiegano le lavoratrici in un documento – nasce dalla volontà di volere far emergere le difficoltà che quotidianamente si trovano ad affrontare come madri, compagne, mogli e lavoratrici, sfatando il luogo comune secondo cui alle donne tradizionalmente era precluso l’accesso al sottosuolo». Le operaie puntano il dito sulla Regione. E parlano «dell’ennesimo venir meno degli impegni assunti». Pronte all’occupazione a oltranza. «Noi – hanno detto – non abbiamo paura». E la Regione rassicura i lavoratori. La vertenza sarà affrontata in un incontro con i sindacati convocato dall’assessore dell’Industria, Maria Grazia Piras, per martedì prossimo, 2 dicembre. «La Regione, dall’insediamento della Giunta Pigliaru, è impegnata con tenacia e coraggio a disegnare un nuovo futuro per le lavoratrici e i lavoratori di “Igea”. Questo è il nostro obiettivo – assicura l’assessore Piras –: trasformare “Igea” in una società con costi e ricavi in equilibrio. Questa Giunta, che ha ereditato una situazione disastrosa, ha fatto una scelta ben precisa: tenere in vita l’azienda e ridarle un ruolo». La Regione si è così impegnata a garantire risorse nel bilancio 2015 che consentano di sostenere la futura riorganizzazione societaria. La protesta, però, continua.


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