«Io mazzette? Tutte bugie, tutte frasi fuori contesto»

«Io mazzette? Tutte bugie, tutte frasi fuori contesto»

La verità del sindaco Danilo Rivolta davanti al gip per tre ore. E si scusa con il pmIl fratello Fulvio mercoledì si è avvalso della facoltà di non rispondere. Sul giornale in edicola oggi due pagine di approfondimenti

LONATE POZZOLO - «Mai pagato mazzette, mai concesso favori in cambio di denaro». Il sindaco Danilo Rivolta si difende e sulle minace al pm chiede scusa: «Mai voluto ledere la sua incolumità». Tutto un equivoco, insomma, e ieri il primo cittadino di Lonate Pozzolo arrestato martedì con le accuse di concussione, corruzione e abuso d’ufficio, si è difeso per oltre tre ore davanti al gip Patrizia Nobile e al pm titolare delle indagini Luigi Furno.

Contro Furno il primo cittadino s’era scagliato intercettato: «Poi la farò pagare a Furno, perché gli manderò io i giusti da Furno a Milano, a dire chi cazzo sta puntando contro, perché questo lo rovino». Ieri si è scusato in più occasioni per queste parole ricordando di aver ricevuto una lettera dalla Dda di Milano per la collaborazione nell’indagine Bad Boys.

«Il salotto? No, una libreria»

Rivolta si scusa e spiega: «Nessuna mazzetta. Soltanto un equivoco». Il Pgt in stand by? Non certo perchè stava acquistando a nome del fratello dei terreni da trasformare da agricoli in commerciali, decuplicandone il valore. Il Pgt a Lonate stando al primo cittadino sarebbe fermo da un anno perchè «siamo in fase di osservazione da parte dei cittadini» ha riferito il difensore di Rivolta Felice Brusatori.

Niente mazzette, niente tangenti. E quei 13 mila euro contestati in realtà non servivano per acquistare un salotto «bensì una libreria realizzata su misura», ha spiegato il primo cittadino di Lonate. E comunque «quei 13 mila euro non erano frutto di illecito. Bensì di un normale accordo commerciale». Rivolta respinge ogni accusa, si è detto. Nessuna mazzetta, «tutte bugie, tutto un equivoco» ha spiegato ieri. Anche la rimozione dell’ex comandante del comando di polizia locale Maria Cristina Fossati, che denunciando i presunti illeciti urbanistici di Rivolta, attraverso lo studio Proget Srl intestato al fratello Fulvio, anche lui arrestato oggi ai domiciliari e che interrogato mercoledì si è avvalso della facoltà di non rispondere, non sarebbe stata decisa da lui.

Il caso del comandante

«Il mio assistito - ha spiegato ieri Brusatori - ha precisato che la decisione di non rinnovare il contratto, rinnovabile anno dopo anno, alla dottoressa Fossati fu presa dell’unione dei comuni che avevano unificato il servizio. Non certo da lui». Dell’unione, che conta due comuni Lonate Pozzolo e Ferno, Rivolta era il presidente. E c’è un’intercettazione dove, dopo la rimozione di Fossati, Rivolta compie diverse chiamate, una delle quali anche al sindaco di Ferno, con le quali esprime gioia per la dipartita lavorativa di Fossati.

Rivolta ieri ha spiegato anche le intercettazioni: «Del tutto decontestualizzate - ha detto Brusatori - inserite nel giusto contesto esprimo tutt’altro significato».

L’avvocato fa un esempio, per esprimere meglio il concetto: «Non è che se io dico che qualcuno dovrebbe avere un incidente, poi lo causo. Chiunque di noi intercettato, con frasi riportate fuori dal contesto, potrebbe sembrare colpevole di qualcosa». Così come accaduto per le minacce al pm: «Per le quali il mio assistito si è ripetutamente scusato» ha spiegato l’avvocato Brusatori.

Sul giornale in edicola oggi, sabato 20 maggio, due pagine di approfondimenti.


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