«La farò pagare al pm, lo rovino io». E con la tangente si pagava il salotto
La conferenza stampa in Procura a Busto Arsizio: al centro il procuratore Gianluigi Fontana

«La farò pagare al pm, lo rovino io». E con la tangente si pagava il salotto

Un anno di indagini e parole a ruota libera. Anche contro Furno

«Ci siamo liberati della rompicoglioni festeggiamo con champagne, mignotte e Viagra». Così Danilo Rivolta, sindaco di Lonate Pozzolo, intercettato mentre parla con un dipendente comunale, commenta la notizia dell’allontanamento di Maria Cristina Fossati, l’ex comandante della polizia locale, la funzionaria che si era rifiutata di “mettere un freno” ai suoi agenti, in particolare i vice commissari Vincenzo Liguori e Massimo Baccin, che facendo il loro dovere avevano rilevato irregolarità e abusi edilizi in alcuni cantieri seguiti dallo studio Proget Srl, di Fulvio Rivolta, fratello del sindaco, considerato dagli inquirenti il veicolo attraverso il quale venivano versate mazzette in cambio di “favori” urbanistici a imprenditori compiacenti uno dei quali lo teneva fisso a libro paga per qualunque esigenza finanziando cene elettorali o il noleggio di un’auto per il figlio del primo cittadino.

Intercettazioni dove il primo cittadino minaccia tutti: anche il pm titolare delle indagini. Sempre il primo cittadino intercettato, parlando con il segretario comunale Maurizio Vietri, a fronte dell’ennesimo “intoppo” causato dai funzionari «con la schiena dritta», come li ha definiti il sostituto procuratore Luigi Furno che ha coordinato l’inchiesta che ha portato all’arresto dei due fratelli Rivolta, della compagna del primo cittadino Orietta Liccati,i ex assessore all’urbanistica, e di quattro imprenditori, tuona: «Hanno pisciato fuori dal vaso, domattina revoco la responsabilità alla comandante. Studia qualcosa perchè ne ho pieni i coglioni».

Fossati è di fatto stata sostituita (e demansionata) nel gennaio 2017 quando le fu preferito «un più compiacente Guglielmo Gemelli, oggi indagato» ha sottolineato Furno. Per gli inquirenti quella messa in atto dal sindaco contro ogni funzionario che gli si opponeva «è stata una vera e propria epurazione».

Fossati, Baccin, Liguori ma anche Fabio Marziali, responsabile dell’ufficio tecnico e Barbara Finotello, responsabile unica amministrativa spostata dall’ufficio tecnico all’archivio. E se Liccati è più schiva, più accorta nel parlare soprattutto per telefono, la si sente intercettata con il compagno mentre insieme stabiliscono che «con questi 13 mila euro (per gli inquirenti parte di una presunta mazzetta) ci rifacciamo il salotto», il primo cittadino è un fiume in piena. In una conversazione del 2 settembre del 2016, nei confronti del commissario Liguori, il sindaco usa espressioni pesantissime prima contro il pm Furno che sta indagando su di lui e poi nei confronti di un dipendente colpevole di non essere allineato: «Questo io lo rovino… Liguori è un uomo morto, capit… è già nella bara, devo solo cercare l’inceneritore». Rivolta contava di delegittimarlo anche con una denuncia alla Procura.

E se Liccati si lamenta della bonificazione della presunta mazzetta da 13 mila euro (fatta a rate di 2.500 euro ciascuna) attraverso il suo conto - «queste cose lasciano tracce» - cercando di respingere il versamento, Danilo Rivolta non risparmia nemmeno il pm dalle sue ire: «Non uso più i telefoni perché quel figlio di puttana di Furno mi ha puntato il fucile contro, per colpa di quella testa di cazzo» dice parlando con un suo collaboratore, nel settembre 2016.

Nella stessa intercettazione Rivolta aggiunge: «Poi la farò pagare a Furno, perché gli manderò io i giusti da Furno a Milano, a dire chi cazzo sta puntando contro, perché questo lo rovino».


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