Roma, 4 lug. (Apcom) – La Questura frena: è presto per dire che
il Dna dello stupratore che ha agito giovedì notte in un garage
condominiale a Tor Carbone sia lo stesso di quello che un mese fa
violentò una giornalista, sempre in un garage, alla Bufalotta.
Gli investigatori, infatti sottolineano che per avere i risultati
dei test del Dna sono necessari dai 12 ai 15 giorni, non solo: a
quanto si apprende il dna dell’ultima violenza non sarebbe stato
ancora inviato ai laboratori della scientifica.
Quello che però è certo è che si sta delineando il profilo di
uno stupratore seriale, che è valso l’appellativo di ‘stupratore
del garage’: indossa un passamontagna nero,un mephisto, mette lo
scotch sulla bocca delle vittime pe evitare che urlino, usa un
coltello per minacciare ma non picchia e non infierisce sulle
vittime, la violenza avviene in macchina e soprattutto il luogo è
sempre lo stesso, un garage.
L’identikit fornito dalle vittime descrive un uomo con l’accento
romano, tra i 30 e 35 anni, corporatura media, altezza 1,75. Non
sembra scegliere la donna bensì il posto, una volta individuato
si apposta aspettando una potenziale vittima.
Gli stupri che secondo le ipotesi investigative hanno la stessa
mano sono tre: tra la violenza della Bufalotta e quella di Tor
Carbone, si colloca un altro episodio, con le stesse modalità e
l’uomo con il mephisto, la differenza è che in questo caso si
trattava di un box auto privato e la violenza non fu consumata.
Gli investigatori stanno comunque analizzando tutti gli episodi
che riguardano aggressioni in senso lato in un garage, e gli
episodi sono molteplici ma solo tre appunto sembrano
riconducibili allo ‘stupratore del garage’.
Gtu
MAZ
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