«Sü bel dür, redazione. Raccontiamo i cortili»

L’intervista - Antonio Provasio, la Teresa dei Legnanesi, ci svela come sarà il suo giornale

– La Teresa dei Legnanesi diventa direttore per un giorno della Provincia di Varese e ha le idee ben chiare: «Sü bel dür».Ci sono concretezza e voglia di lavorare, tipica dei lombardi, ma con ironia e battuta pronta, di chi porta a teatro una media di 160mila spettatori a stagione, nel programma di , interprete dell’inossidabile personaggio, che sarà alla guida della testata martedì 5 aprile. L’attore, nato nel ’62 a Legnano, è abituato a lavorare in team e, da capocomico, a guidare una brigata, ma sa anche che un bravo capo è capace di avvalersi e circondarsi di abili professionisti.

L’idea mi è piaciuta molto. L’ho trovata simpatica e divertente. Sono sempre aperto alle novità, anche se con un po’ di cautela perché è una cosa bella che va fatta bene.

N

on mi sono ancora fatto un’idea precisa, ma so che, come direttore, mi appoggerò a redattori e collaboratori, a chi sa far andare bene le cose. Un po’ come fa la Teresa in teatro con il Giovanni e la Mabilia. Lei muove fili e gli interpreti che si alternano fanno riuscire lo spettacolo al top.

Mi sarebbe sempre piaciuto, mi intrippava l’idea, ma non so se riuscirei ad essere onesto. Penso si rischi d’essere tirati da ogni parte, entrando in un girone dantesco. Quando si fa un lavoro del genere, è importante essere super partes.

Dei cortili di tutto il mondo. Vorrei provare a raccontare un po’ di più quelli nostri, approfondire le nostre problematiche, quelle delle persone di tutti i giorni.

Alessio Boni. So che potrebbe stupire la scelta, ma è un carissimo amico, un grande attore di teatro, una persona colta e in gamba. Mi piacerebbe come braccio destro. Se, invece, parliamo di giornalisti non saprei chi scegliere.

Notizie positive sicuramente. Purtroppo i quotidiani sono sempre pieni di negatività. Mi piacerebbe sentir parlare del territorio, con un occhio a 360 gradi per sapere di tutto un po’. Vorrei che i pezzi fossero chiari per chi legge, alcuni giornalisti sono arzigogolati, mentre è importante far capire alla gente comune cosa accade. E poi non deve mancare l’imparzialità.

L’avevo costruita con Enrico (Dalceri, La Mabilia n.d.r.) e Luigi (Campisi, il Giovanni n.d.r.). Visto che le notizie sono importanti e che come tutti i “poveri cristi” avevamo bisogno di lavorare hanno aperto un’edicola. Volevamo bistrattare questa situazione in cui loro, con l’avvento di internet, si mettevano a vendere i giornali.

Direi “Una storia meravigliosa” per i primi Legnanesi, quelli di Felice Musazzi e Tony Balocco. Sono stati loro a darmi un’occasione per recitare. A noi della “seconda generazione” darei il titolo de “I Legnanesi. Il ritorno”.

Per quanto mi riguarda aver conosciuto Felice Musazzi. Per i “miei” Legnanesi, invece, direi lo “sbarco” a Torino, Reggio Emilia, Roma e l’Ambrogino d’oro.

Il gossip andrebbe di certo alla Mabilia, mentre lo sport al Giovanni. Ai necrologi metterei la Mistica e alla Carmela Terona darei l’estero. La Pinetta sarebbe il fotoreporter d’assalto e alla Teresa affiderei chiaramente la direzione.

Molte cose non sono cambiate. La situazione del proletariato non è tanto diversa da come era nel ’49. Mancavano soldi allora e mancano anche oggi. Serve ancora sbarcare lunario, si perdevano posti di lavoro o si sperava di far sposare la propria figlia con qualcuno che avesse qualche soldo in banca e anche adesso accade lo stesso. Il cortile è location, di cui riproponiamo lo spirito che probabilmente piace, da cui si parte e da lì arriviamo ovunque.

Andando a teatro, leggendo e scoprendo cose belle. Se sul palco si porta la solita risata che arriva con le parolacce, non ti rimane niente, mentre dei nostri spettacoli parlano per anni, ricordando le battute. La gente non la freghi più. Mostrando quel che fai, in maniera corretta, puoi condizionare idee.

Ah, lì si va da a “Sem nasù par patì, patém!” (siamo nati per soffrire, allora soffriamo) e “Sü bel dür” bisogna aver voglia di lavorare. Ma soprattutto, come dice la Teresa, “Ricurdevas, genti, che un popolo cal ga minga da memoria, al ga minga da storia” (Ricordatevi gente, che un popolo che non ha memoria non ha storia).