Roma, 1 lug. (Apcom) – Il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, definisce una “reazione eccessiva” lo sciopero dei magistrati indetto per oggi dall’Anm in segno di protesta contro i tagli alle retribuzioni delle toghe previsti dalla manovra economica del governo.
Mi auguro – ha detto Mancino in apertura del plenum – una ripresa della trattativa e un modo più moderato di reagire rispetto a una manovra che non riguarda solo i magistrati”. Secondo il vicepresidente del Csm, infatti, “la cosa migliore è ripristinare le regole del dialogo a partire dal Guardasigilli”. Per Mancino, inoltre, “autonomia e indipendenza della magistratura non dipendono dai livelli di remunerazione”.
Di fronte a un provvedimento d’urgenza – ha detto Mancino proseguendo nel suo intervento – la reazione può essere esplosiva o più meditata: la sensazione è che ci sia stata una reazione che poteva essere attenuata da un confronto, sempre necessario, tra una categoria, quella dei magistrati, con l’uso della prudenza, e il Governo, soprattutto il ministro della Giustizia”.
Secondo il vicepresidente del Csm, quindi, “la cosa migliore è ripristinare le regole del dialogo, a partire dal ministro Guardasigilli”. Lo sciopero, ha detto ancora Mancino “è un diritto e nessuno può comprimerlo, ma serve prudenza. Non posso dire di aderire, non sono un magistrato, ci sono preoccupazioni e perplessità, ma servono prudenza e accortezza”. Del resto, “l’autonomia e l’indipendenza delle toghe non dipendono dai livelli di remunerazione: è sbagliato – ha proseguito Mancino – dire che se questo è basso l’autonomia non c’è, mentre se è alto sì. Il magistrato – ha rilevato – è una figura professionale ancora al centro dell’attenzione e di assoluto prestigio.
L’accenno all’autonomia e all’indipendenza, rapportate al trattamento economico, è male usato”.
Mancino ha poi concluso sottolineando che “i giovani magistrati pagano maggiormente” rispetto ai colleghi più anziani a livello economico, ma con questa manovra, in un periodo di “crisi grave che ancora non ha raggiunto i livelli più preoccupanti” è il “ceto medio-basso colpito quasi in via prioritaria”, mentre “il ceto medio-alto è esente”.
Gic/
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