VARESE Dopo l’offensiva a suon di manifesti anti frontalieri lanciata dall’Udc (partito della destra ticinese) al grido di “balairatt…”, la controffensiva viaggia anch’essa sui muri. Un manifesto riproduce il meccanismo interno di un orologio, bene simbolo dell’industria ticinese, con un ingranaggio a tinte tricolore: «100 per cento swiss Made?» recita lo slogan che, appena sotto l’illustrazione conclude: altro che ratt…senza frontalieri la Svizzera si ferma.A firmare la campagna di affissioni sono i consiglieri regionali del Pd di Lombardia e Piemonte. I manifesti tappezzeranno i comuni di confine, quelli dai quali ogni mattina transitano i circa 45 mila lavoratori frontalieri che attraversano la dogana per andare a lavorare nel Canton Ticino. «Il messaggio è chiaro – dice Stefano Tosi, consigliere regionale Pd – i frontalieri sono fondamentali per l’economia ticinese, ma purtroppo ci siamo resi conto che il clima per loro è andato peggiorando negli ultimi tempi». Alla campagna di affissioni si aggiunge una mozione che sarà presentata al consiglio regionale all’inizio della prossima settimana. «Vogliamo essere a fianco dei lavoratori frontalieri attaccati ingiustamente e non tutelati dalle politiche del Governo»: così prosegue l’altro consigliere regionale del Pd, Alessandro Alfieri. «Siamo anche preoccupati – continua Tosi – per quello che sta accadendo nei rapporti transfrontalieri: in un momento di crisi come questo
sarebbe opportuno avere maggiore collaborazione tra istituzioni locali a livello territoriale per mettere in campo politiche comuni».Certo è che i dati fotografano una situazione che, senza dubbio, crea malumori e mal di pancia. In Canton Ticino l’occupazione è tornata a crescere nel primo trimestre di quest’anno (+ 0,6%), ma a fare la parte del leone, con oltre 2 punti percentuali di aumento, sono stati i lavoratori frontalieri: italiani provenienti non solo da Varese, Como, Lecco, Sondrio e Verbano Cusio Ossola, ma anche sempre più spesso – con la liberalizzazione – dalla provincia di Milano. E gli impieghi per loro non sono più solo quelli relativi a mansioni poco specializzate, ma sono sempre più spesso in settori avanzati del terziario, dall’informatica alla ricerca e sviluppo. «I lavoratori italiani – dice uno studio elaborato dal Forum frontalieri Como/Varese del Pd – vengono retribuiti con salari e stipendi inferiori alle retribuzioni medie dei cittadini svizzeri, anche perché gli stipendi offerti sono comunque superiori a quelli percepiti in Italia». Si parla di un ribasso delle retribuzioni del 20 – 25% che può far preferire ai capitani d’impresa svizzera l’assunzione di un frontaliere a quella di un ticinese. Meccanismi dovuti certo al malfunzionamento delle regole di mercato, ma che, in tempi di crisi, creano inevitabilmente attriti.Paola Provenzano
s.bartolini
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