Svizzera a caccia di petrolio a pochi chilometri dal confine

COMO I varesini forse sono seduti sopra giacimenti di petrolio, riserve di metano e falde di acqua bollente, ma non lo sanno. Il dubbio è insorto in tutti coloro che hanno appreso, fra interesse e scetticismo, che l’Azienda Elettrica Ticinese ha avuto il via libera per sondare il sottosuolo del Mendrisiotto, lungo una linea di 13,5 chilometri che prende avvio dall’Alpe di Brusino, dal Serpiano, posti incantevoli noti da questa parte del confine, passa per Meride, Mendrisio, Novazzano, Seseglio e raggiunge Pedrinate

e Chiasso. Dall’autunno, i test preliminari: appositi macchinari, senza scavi, capteranno le onde sismiche che segnalano le materie prime nascoste fino a sei chilometri di profondità e se i risultati saranno positivi, scatterà la fase 2. La zona dei sondaggi sarà allargata. Come dice il professor Alessandro Michetti, geologo e docente dell’Università dell’Insubria, la conformazione geologica e morfologica del territorio comasco è uguale a quella ticinese e perciò sarebbero interessanti sondaggi anche dalle nostre parti, se l’obiettivo consiste nella diversificazione delle fonti energetiche.

Il professor Michetti parla da scienziato. Da professionista che ha, tra l’altro, appena messo a punto un impianto di pompa di calore, parla invece, il geologo comasco Walter Trentini: «Si tratta di problemi complessi – afferma – mi sembra molto remota la possibilità di trovare e sfruttare dalle nostre parti idrocarburi, petrolio o metano. Per la geotermia, il calore prodotto dalle rocce può essere utilizzato in presenza di acqua. Le condizioni e le variabili sono tante». E prima di tutto, aggiunge Trentini, va esaminata la questione dei costi e dei tempi di ammortamento dell’investimento iniziale. «Tuttavia – conclude – a me pare che ormai l’orientamento nel nostro Paese preveda l’utilizzo dell’energia solare, ma neppure questa si sia affermata».

Non è il caso di entrare nel nucleare: la Svizzera ha già il nucleare, oltre all’energia idroelettrica e durante i lavori per Alptransit, ha trovato gradienti termici, cioè calore elevato, nelle montagne. Ma è evidente, dice il professor Michetti, che la Svizzera sta cercando di differenziare le fonti energetiche. Ad ogni modo, l’Azienda Elettrica Ticinese procede anche perché ha guardato a questa parte del confine, cioè alla presenza nella Pianura Padana di petrolio e di gas naturale. Siccome il sottosuolo non conosce confini politici ed amministrativi, l’Azienda presuppone che il Canton

Ticino sia uguale, a conferma delle reciproche visuali e degli scambi di competenze, come quelle acquisite da studenti dell’Università dell’Insubria a convegni ticinesi sul punto. I tempi per sciogliere ogni dubbio non saranno brevi: almeno due anni per le indagini, poi perforazioni di prova e poi i punti interrogativi sulle concessioni per lo sfruttamento. Ma i promotori del progetto pensano già agli introiti del Cantone per le concessioni e ai posti di lavoro ad alto valore aggiunto che si potrebbero realizzare. In disaccordo i Verdi ticinesi, che insistono sulle energie rinnovabili.Maria Castelli

a.savini

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