Roma, 7 mar. (Apcom) – Il governo svizzero non cede sul principio
del segreto bancario, ma offre una migliore cooperazione con gli
altri paesi nella lotta ai reati fiscali.
Per il Consiglio federale il segreto bancario rimane un
principio inderogabile, tanto radicato nella società elvetica che
non può essere negoziato. E la Svizzera, soprattutto, non si
considera un paradiso fiscale. Le accuse di paesi terzi nei
confronti della Svizzera sono, per il governo, infondate. Lo ha
ribadito ieri davanti alla stampa il presidente della
Confederazione Hans-Rudolf Merz, come riferisce oggi il sito
online di Swissinfo.
Messi questi paletti, il governo svizzero si è però detto pronto
a discutere con altri paesi sulla fiscalità del risparmio e sulle
possibilità di migliorare le procedure giuridiche e
amministrative per la cooperazione internazionale nell’ambito dei
reati fiscali.
Per Hans-Rudolf Merz è chiaro che per la Svizzera è importante
evitare di finire nella lista nera dei paradisi fiscali. Una
simile “umiliazione” avrebbe secondo il presidente della
Confederazione pesanti conseguenze per la piazza finanziaria e
industriale elvetica. Il presidente si è limitato a ripetere che
tra il mantenimento dello status quo e l’abbandono puro e
semplice del segreto bancario c’è una terza via, che consiste in
un’evoluzione del sistema attuale. Il nocciolo di questo sistema,
vale a dire “la protezione della sfera privata dei clienti delle
banche”, va tuttavia garantita, ha detto Merz.
Toccherà ora al gruppo di esperti nominato dal governo studiare
la questione ed elaborare delle proposte da sottoporre al
governo. Il gruppo è presieduto dall’ambasciatore Manuel Sager,
esperto in diritto pubblico e capo divisione al Dipartimento
federale degli affari esteri (DFAE). I tempi sono in effetti
piuttosto stretti e il governo si attende le prime indicazioni
già tra due settimane, in particolare sulla definizione di frode
fiscale e sulla sua distinzione dall’evasione fiscale.
Fcs
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