Tante promesse, pochi auti"Pronta allo sciopero della fame"

Tante promesse, pochi auti"Pronta allo sciopero della fame"

BUSTO ARSIZIO «Tante promesse ma poco supporto concreto e poca attenzione per il mio Riccardo. Sono pronta a iniziare lo sciopero della fame e della sete». È l’appello disperato di Milva Mihaylova Bellani, la madre-coraggio del piccolo Riccardo, il “leoncino” bustese che soffre della sindrome di West, una malattia causata dai problemi al parto che comporta mancanza totale di coordinamento motorio, del capo e degli arti e problemi visivi e uditivi.

Dopo la mobilitazione per il viaggio della speranza negli Usa, che ha già portato Riccardo a fare progressi, serve ancora sostegno. «C’è in gioco la vita di un bambino – protesta mamma Milva – non c’è il diritto alla salute? Ad una vita migliore e ad un po’ di autosufficienza? Riccardo ha iniziato a controllare il capo e a star seduto da solo, non posso lasciarlo senza cure». Ma le terapie costano e quelle offerte dal servizio sanitario nazionale sono insufficienti per supportare il lavoro con gli specialisti americani, così la mamma-coraggio rilancia il suo appello. Non tanto alla città che ha mostrato sensibilità (dai grillini alle tante associazioni) quanto alle istituzioni. «Solo promesse, anche dal Comune, ma non è stato mantenuto niente – la disperazione di Milva – proviamo a rivolgerci dappertutto». Rabbia contro la burocrazia e le inefficienze che non guardano in faccia a nessuno, nemmeno a un bimbo, tanto che mamma Milva si dice «pronta allo sciopero della fame e della sete o ad incatenarsi».

Una delle ultime strade tentate dal papà di Riccardo è l’appello alla Pro Patria e al popolo biancoblù per fare qualcosa per il piccolo “leoncino” che vuole diventare “tigrotto”. «Sono stata quattro mesi e mezzo da sola in Florida per eseguire le costose terapie che hanno consentito a Riccardo miglioramenti significativi – racconta Milva – adesso però se non si prosegue con la fisioterapia c’è il rischio che tutto sia stato inutile. I progressi sono documentati da relazioni specialistiche, però ci vuole un fisioterapista o un

logopedista che segua il piccolo con terapie ad hoc ma non si trovano nemmeno pagando. Finora dalle istituzioni sono riuscita ad ottenere solo una seduta da tre quarti d’ora in più a settimana in un centro a Vedano». Nei prossimi giorni, grazie alla generosità di un’agenzia, è in programma un altro viaggio della speranza in Germania, a Colonia, per una visita per un trapianto di cellule staminali. «Però anche le cellule nuove inserite per riparare il danno, vanno educate, quindi ci vorranno apposite terapie». Andrea Aliverti

s.bartolini

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