GALLARATE Ci sono anche gli insospettabili, figli di professionisti e imprenditori, tra gli evasori del buono pasto. Bambini che, visto lo stipendio dei genitori, dovrebbero pagare la somma più alta per la mensa della scuola. E invece ‘dimenticano’ di farlo.Se lo avessero fatto, avrebbero coperto l’aumento chiesto dal Comune agli utenti della prima fascia, che vedranno crescere il prezzo del pasto da 11 centesimi a 1 euro. Sia chiaro, «avremmo comunque rivisto le tariffe delle mense, anche nel caso si incassasse il 100 per cento di quanto dovuto la spesa per le mense sta raggiungendo livelli non compatibili con gli equilibri di bilancio» spiega l’assessore alla pubblica istruzione Luca Carabelli. Tanto più che «la maggior parte dei comuni fa pagare il prezzo pieno, noi abbiamo una forte riduzione per le fasce deboli». Insomma, non sarebbe cambiato nulla rispetto alla scelta di rivedere le tariffe a partire dal prossimo mese di settembre. Ma certamente quelle famiglie, che avranno qualche problema a recuperare gli 89 centesimi al giorno in più per consentire ai propri figli di pranzare a mensa, certo non gradiranno di sapere che a non pagare è anche chi i soldi li ha, eccome. Al momento, l’attenzione di Palazzo Borghi si è concentrata su quattro anni scolastici, a partire dal 2005/2006 fino al 2008/2009. «L’importo
non pagato varia a seconda degli anni, ma in totale mancano all’appello 380mila euro». In media, 95mila all’anno. Se si pensa che gli utenti versano ogni anno una cifra compresa tra gli 800 ed i 900mila euro, si capisce come un bambino su dieci non sia in regola con i pagamenti.A marzo sono partite le raccomandate, richieste bonarie di pagamento relative al solo anno 2008/2009. Su un totale di 110mila euro da recuperare, gli ‘evasori del buono pasto’ ne hanno versati 55mila. Resta una somma di analoga entità da recuperare, però. Tolti gli utenti che hanno debiti relativi anche ad altre annualità, per le quali in questi giorni arriveranno nuove raccomandate, il legale incaricato dall’amministrazione dovrà rivolgersi a 45 famiglie che soltanto in questa annualità non hanno versato il corrispettivo dei buoni pasto.La cifra da recuperare si attesta intorno agli 11mila euro, con una media di poco meno di 300 euro non versati per ogni bambino. Cifre per qualcuno irrisorie, magari proprio per chi avrebbe dovuto versarle, per altri tali da mettere in difficoltà il bilancio familiare. «Questi mancati pagamenti non sono da mettere in stretto collegamento con gli aumenti delle tariffe», ribadisce l’esponente dell’esecutivo di centrodestra, «anche perché l’incidenza è sostanzialmente fisiologica».L’amministrazione avrebbe intenzione di andare a stanare tutti gli ‘evasori del buono pasto’.Riccardo Saporiti
s.bartolini
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