Roma, 28 apr. (TMNews) – Il presidente di Telecom, Franco Bernabè, è stato ascoltato per quasi 5 ore dagli inquirenti della Procura di Roma, nell’ambito dell’inchiesta sulle trattative e le presunte pressioni di lobby affaristiche e politiche che avrebbero riguardato l’azienda di comunicazione e la cessione di Telecom Argentina. Il manager è stato sentito, in qualità di testimone, dall’aggiunto Alberto Caperna e dal pm Giorgio Orano. Secondo quanto si è appreso, Bernabè avrebbe spiegato di aver ricevuto, durante l’anno passato, sollecitazioni dal Sud America per vendere la quota della società.
Gli accertamenti, avviati per il reato di riciclaggio, dagli inquirenti capitolini, hanno preso il via da una segnalazione della Banca d’Italia rispetto ad un bonifico, risalente al maggio 2010, da 5 milioni di dollari. Quei soldi in base ai primi riscontri investigativi sarebbero transitati su un conto dalla Banca delle Marche, su disposizione del finanziere argentino Matias Garfunkel. Sui rapporti che questo imprenditore aveva in Italia il quotidiano ‘Il Fatto’ aveva pubblicato un lungo reportage.
Nel fascicolo dei pubblici ministeri, comunque, oltre a notizie di stampa c’era fino a oggi pomeriggio anche il verbale reso dallo stesso Bernabè il 1 ottobre 2010 ai magistrati (sempre della Procura di Roma) che indagavano sulle attività di riciclaggio internazionale che hanno coinvolto anche Fastweb e Telecom Italia Sparkle. Bernabè, in quell’occasione, aveva spiegato: “Nel caso dell’Argentina ci sono state effettivamente delle pressioni per la cessione della quota di proprietà Telecom. La vicenda è stata effettivamente strana”.
(Segue)
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