– Il giornale è sottosopra: le buone notizie vengono prima di tutto ed è colpa della Teresa, alias il direttore per un giorno, . È un numero storico quello de “La Provincia” di oggi che ricalca lo spirito dell’attore e quello che accompagna il lavoro della celebre compagnia dialettale de I Legnanesi. Portare buone notizie per dare al lettore un po’ di serenità, senza un facile buonismo o un ottimismo fine a se stesso, «ma perché la gente ha bisogno di scoprire anche le cose belle».
Stravolgendo un po’ i suoi orari da attore, prima di arrivare Antonio è andato a fare colazione al bar e ha letto un quotidiano: «La prima cosa che vedo, anche nelle altre persone, è lo scoramento che viene purtroppo da pagine infinite di politica, terrorismo e cronaca nera. Viene voglia di tornare a casa a dormire. Quando, invece, emerge dal marasma una bella notizia, ti fermi a leggerla. Se ci sono notizie difficili o brutte, è giusto darle, ma mi piacerebbe dare spazio a quello che fa tirare un sospiro di sollievo, prima di andare a lavorare».
La Teresa è arrivata preparata insieme al braccio destro , direttore di Produzione de “I Legnanesi”, con idee, proposte e suggerimenti. Non si sa se per scaramanzia abbia ripetuto i gesti che compie prima degli spettacoli, «tocco il collo di volpe che usava (cofondatore con de I Legnanesi), la foto della mia donna e un peluche che mi ha regalato mia figlia».
La Teresa ha detto la sua su ogni argomento, dalla cronaca allo sport, e da ex calciatore del Legnano ha sfornato ricordi che hanno fatto brillare lo sguardo di chi mastica la materia. E mentre scherzava sul “vicedirettore per un giorno” ,«il ragazzo è bravo, farà strada», Provasio ha dato esempi concreti a partire dalla storia della “Franco Tosi”, l’azienda di Legnano «a cui abbiamo dato una “piccola ” mano anche noi», spendendosi perché rimanesse aperta.Il quotidiano ha preso forma col passare delle ore: dall’impresa di un gruppo
di disabili al recupero di un patrimonio storico della città, dai giovani che imparano a inventarsi un lavoro a quelli che si impegnano contro la ludopatia. Tra un pranzo gomito a gomito con la redazione e la scelta dell’hashtag per la testata, ha preparato un editoriale dal sapore dolceamaro, con la capacità di chi, anche nella sventura, riesce a trovare una nota ironica. Doveva fermarsi poco, ma il ruolo di direttore deve essergli piaciuto più del previsto, come si vede dall’impronta data alla videoedicola: la più goliardica di sempre.
Alla fine quello che tira fuori una bella notizia è proprio il neodirettore. «Probabilmente con la prossima stagione, attorno a giugno 2017, vorremmo creare il premio Felice Musazzi per il teatro dialettale». Un riconoscimento per far emergere le compagnie dialettali di tutto il territorio nazionale, ma anche la ricerca di nuove leve per una tra le più note compagnie nel panorama teatrale dialettale italiano ed europeo.
«I Legnanesi hanno bisogno di nuove forze, persone capaci di parlare in dialetto e di stare su un palco. Non è facile perché tanti giovani lo capiscono, ma non lo parlano più. Facendo 130 o 140 date a stagione, non c’è il tempo per scoprire le compagnie dialettali, così abbiamo pensato di invitarle a proporsi, anche dalla Sicilia perché no, per essere selezionate tra le migliori e vincere il premio».
Un modo concreto, senza campanilismo e alla faccia dello snobismo, per difendere cultura, tradizione e “cortili”. Una filosofia cara al direttore per un giorno: dal risotto con l’osso buco al territorio e a quella voglia di stare insieme, di aiutarsi e di darsi una mano tipica della vita di corte.
«Abbiamo tantissime realtà che non sono sfruttate a pieno. Da noi si tende a guardare all’estero, perché sembra tutto più bello, ma bisognerebbe riuscire a valorizzare quanto di stupendo abbiamo».
Una morale alla fine della giornata c’è e arriva proprio da quell’idea di dare positività che poteva sembrare uno spunto “banale” e populistico, ma che si è rivelato un’intuizione inaspettata. A darla è proprio Antonio, che per primo ha rischiato per un sogno, ipotecando anche la casa, quando I Legnanesi “rifondati” hanno deciso di fare sul serio. Certo sul palco c’era stato 9 anni con Musazzi, ma di sicuro non si aspettava che prendesse vita una società con 41 dipendenti, un budget fino a 250mila euro a stagione e di sbarcare al Sistina di Roma, nella patria di Rugantino portando, di martedì, 1.200 persone a teatro.
Se il cortile che raccontano i Legnanesi è il regno dei “povercrist sopravvissuti alle guerre, alle carestie, alle immigrazioni, alle industrie”, lì è facile essere uniti «altrimenti ognuno fa per sé. Bisogna lasciarsi coinvolgere dagli altri, invece, come chi esce dai nostri spettacoli che ringrazia per quel che facciamo. Guardiamo le cose belle di casa nostra e facciamo del bene senza avere per forza un ritorno».













