“Time is money” Ma non a Varese

VARESE (f.man.) “Time-is-money”, proferiscono gli americani inneggiando ad una sorta di efficienza fordiana applicata ai giorni nostri, che tanto bene si sposa con la cultura del lavoro radicata nei varesini. Peccato che arrivati a Varese, i suddetti americani non abbiano trovato tutta questa somiglianza tra la loro efficienza sul lavoro e quella sbandierata della gente del posto, che a loro giudizio lavora sì, ma con ritmi molto più rilassati. Lo ha raccontato un articolo pubblicato sull’edizione online di “The State Journal”, una testata con sede a Charleston, nel Sud Carolina, dove un dottorando statunitense arrivato qui lo scorso 9 maggio e rimasto per tre settimane ha raccontato la sua impressione su Varese. Che curiosamente, non è esattamente quella che i varesini si aspetterebbero di generare nei propri ospiti. Il protagonista del viaggio in quel di Varese arriva dal master in gestione aziendale dell’università di Charleston; ha avuto la possibilità di studiare e lavorare proprio a Varese, facendo esperienza pratica in alcune

piccole aziende manifatturiere. Le tre settimane nella Città Giardino poi hanno svelato il divario cultura italiana del business: “In America viviamo tutti con il motto “in tempo è denaro”, e cerchiamo di infilare tutto quello che possiamo in ogni minuto. Nella cultura italiana invece le pubbliche relazioni sono di fondamentale importanza, ecco perché il tempo speso per un caffè è considerato ben speso”. La metafora perfetta, per il nostro ospite, è proprio quella della pausa pranzo. “Il tipico pranzo americano dice molto della nostra cultura. In 30 minuti o poco più scappiamo a ordinare un panino e lo mangiamo freneticamente così da poter correre indietro in ufficio”. Al contrario, in Italia “il pranzo dura almeno un’ora, è fatto di due o tre portate più dolce e caffè. Gli americani potrebbero considerarla una perdita di tempo, ma non è corretto per gli italiani: credono che il solo modo che ha una società di lavorare bene sia quello di sviluppare le relazioni personali”.

e.marletta

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