VARESE Sì, la responsabilità degli appalti era tutta nelle sue mani di dirigente. No, l’ex sindaco Aldo Fumagalli non ha mai fatto pressioni perché un appalto andasse in una direzione piuttosto che in un’altra.Ieri in aula ha deposto Giuseppe D’Amanzio, tutt’ora dirigente capo area dei Servizi educativi del Comune di Varese. Fu lui a predisporre il discusso appalto che vide soccombere la cooperativa Sette Laghi e che, di fatto, aprì il vaso di Pandora.Fumagalli è imputato di concussione e peculato. Tra le varie colpe che gli vengono addebitate, c’è anche quella di aver brigato perché il Comune non rinnovasse più alcun incarico a favore della Sette Laghi. E questo perché la presidente Augusta Lena si sarebbe rifiutata di trovare un alloggio e un’occupazione stabili ad alcune amiche “particolari” dell’allora primo cittadino.D’Amanzio però ha negato qualsiasi intervento del sindaco. E ai giudici ha ribadito di essere stato l’unico responsabile dell’appalto.Appalto, tuttavia, che è apparso non proprio cristallino. La vicenda risale al giugno 2004 quando scadde l’affidamento alla Sette Laghi (dopo una trattativa privata) del servizio di pulizia delle scuole comunali.«La giunta – ha spiegato D’Amanzio – aveva dato come atto di indirizzo quello di fare una gara di appalto aperta» per un incarico triennale: dal 2004 al 2006 compresi. Ma una volta dato il “la”, gli amministratori (a cominciare da Fumagalli) avrebbero lasciato tutto nelle mani dei tecnici senza più intervenire.Quell’appalto lo vinse la cooperativa EuroTrend che però, emerse dai controlli, non
aveva i requisiti per l’aggiudicazione. I funzionari furono così costretti a spulciare la graduatoria per trovare la reale vincitrice. Ma l’apertura delle scuole incombeva, e così il Comune fu costretto a ricorrere a una soluzione tampone. Prima venne chiesto alla Sette Laghi di coprire l’emergenza. Poi attraverso un avviso pubblico venne cercata un’altra cooperativa in grado di gestire il periodo compreso fra il 18 ottobre e il 17 settembre.Tra i concorrenti vinse “La bussola”, che sbaragliò tutti gli avversari (Sette Laghi compresa) presentando un’offerta a prezzi stracciati.Tutto bene? Non proprio. Perché ieri il pubblico ministero Agostino Abate ha evidenziato alcune anomalie. L’invito di D’Amanzio alle imprese potenzialmente interessate è datato 7 ottobre 2004. “La Bussola” era nata con atto notarile (stipulato a Roma) appena il 18 marzo precedente, mentre aveva nominato il proprio Cda il 7 agosto: numero uno era Luca Garavello che i bene informati dicono essere buon amico di Fumagalli. “La Bussola” avrebbe inoltre costituito la propria unità locale a Varese solo il 16 novembre, quando cioè già aveva ottenuto l’appalto. Come è possibile che una società spuntata dal nulla, quasi fosse stata creata ad hoc, senza alcuna esperienza e senza alcun dipendente abbia surclassato tutte le altre? E perché, nell’occasione, D’Amanzio aveva eliminato dai requisiti richiesti alle imprese partecipanti un’esperienza almeno triennale nel campo delle pulizie scolastiche (requisito standard in gare analoghe a Varese)? Il dirigente ha spiegato di essere stato costretto dall’urgenza. Ma non sembra aver convinto l’accusa.
s.bartolini
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