VARESE Ha vissuto l’overtime in piedi, in apnea, nella calca del tunnel del parterre: alla fine Toto Bulgheroni era felice e stravolto come se avesse giocato lui. «Non si vedono spesso partite così appassionanti – osserva il giorno dopo – Anche se magari tecnicamente fanno un po’ storcere il naso, in fondo riconciliano con la pallacanestro. Aver vinto, poi, giustifica l’adrenalina e stimola l’orgoglio».Dica la verità: non ci credeva neanche lei.I primi due tempi sono stati brutti: noi abbiamo difeso male e loro hanno tirato con percentuali pazzesche. Io però dicevo ai vicini di posto che la musica poteva cambiare.Pavia ha avuto il torto di non “ammazzarci”.Ottima squadra, mi stupisce che abbia una classifica così modesta. Credo che abbia buttato una grossa occasione: ha giocato bene, ma alla fine aveva meno risorse dei nostri. Flessione pagata cara.L’uomo chiave?Facile dire Gergati: bene in
difesa, molto bene da play dopo l’uscita di Childress e Passera, fantastico nella serie immacolata dei liberi. Sottolineerei anche i pochi ma pesantissimi minuti di Nikagbatse, la grinta di Galanda, l’apporto di Lauwers. E l’intensità di Cotani: aveva poca fiducia nel tiro, chissà perché, però per il resto è stato un leone indomabile.L’appunto?La scarsa concentrazione in difesa nel primo tempo. Cosa grave: se fai fatica a segnare, è bene che anche gli altri ne facciano.Nella sua lunga gestione ricorda rimonte simili?A Pesaro, contro la grande Scavolini, eravamo sotto di sei a 20 secondi dalla fine e vincemmo clamorosamente. Chieda a Cecco, non l’ha dimenticata di sicuro. Ebbe un’eco notevole, come l’avrà questa partita con Pavia.Perché?Vedo la svolta psicologica della stagione: tutti adesso sanno che in casa possiamo fare miracoli, anche in una serata storta. Un messaggio così forte può uccidere il campionato.Stefano Affolti
a.confalonieri
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