– Tra meno di dieci giorni si vota, alzi la mano chi ne conosce il vero motivo. In vista del referendum sulle trivellazioni del 17 aprile, i sostenitori del “Sì” provano a svegliare una Varese distratta sull’argomento.
«Disdicevole invitare all’astensione» per il civico (Varese 2.0). «Vogliono far saltare il quorum per fare un favore ai petrolieri» denuncia , deputato varesino del Movimento Cinque Stelle.
La desolazione di gran parte dei tabelloni elettorali che i Comuni hanno installato nelle vie e nelle piazze, dove spesso si incontrano pochissimi spazi occupati dai manifesti del comitato del Sì, la dice lunga sull’interesse che la consultazione in programma il 17 aprile prossimo sta incontrando sul nostro territorio.
«Forse anche perché Milano e Varese sono lontanissime dal mare, mentre vi posso assicurare che quando vado in Puglia, la mia terra d’origine, il fermento per il voto referendario è palpabile» la lettura di Cosimo Petraroli, deputato varesino del Movimento Cinque Stelle, tra i principali sostenitori del “Sì” al referendum. Ma di cosa si tratta, in sintesi? Sulla scheda elettorale ci verrà chiesto se abrogare o meno la norma che concede di protrarre le concessioni per estrarre idrocarburi entro 12 miglia nautiche dalla costa sino all’esaurimento della vita utile dei rispettivi giacimenti. Ora, va detto che gran parte delle 66 concessioni estrattive marine che ci sono oggi in Italia si trovano oltre le 12 miglia marine, quindi non sono toccate dal referendum, che riguarda solo 21 concessioni (una in Veneto, due in Emilia-Romagna, una nelle Marche, tre in Puglia, cinque in Calabria, due in Basilicata e sette in Sicilia), in scadenza in un periodo compreso tra i cinque e i vent’anni circa.
In tutto in Italia ci sono circa 130 piattaforme offshore utilizzate in processi di estrazione o produzione di gas e petrolio. Quattro quinti di tutto il gas che viene prodotto in Italia (e che soddisfa circa il 10 per cento del fabbisogno nazionale) viene estratto dal mare, così come un quarto di tutto il petrolio estratto in Italia. «Dico sì al referendum – la posizione di Daniele Zanzi, leader del movimento civico Varese 2.0 e noto per le sue battaglie a
favore dell’ambiente – perché fermare le trivellazioni significa evitare i rischi ambientali insiti e dare un segnale di un cambio di rotta nella politica energetica nazionale». «Credo che sia importante innanzitutto andare a votare, sì o no non importa, mentre ritengo che sia disdicevole rivolgere un invito all’astensione. E lo dice uno come me che, in tempi non sospetti, si era presentato in Consiglio comunale a Varese con le bandierine svizzere per sostenere l’opportunità del referendum sul parcheggio alla Prima Cappella».
Il deputato grillino Petraroli ammette: «Voterò Sì perché non capisco la logica per cui un povero ambulante nel 2017 dovrà rimettere la licenza per la direttiva europea Bolkestein, mentre i potenti petrolieri possono avere in regalo concessioni di estrazione fino ad esaurimento dei giacimenti».
«Di cosa hanno paura Renzi e i suoi, che hanno già dimostrato tutta la loro cattiveria spendendo 300 milioni di euro per tenere il referendum lontano dalle amministrative? Non legiferano per il popolo italiano».












