MALPENSA Si erano specializzati nello sfruttare lo stato di clandestinità di extracomunitari entrati illegalmente nel territorio dello Stato e nel vendere loro false speranze di un futuro migliore. Il tutto per la “modica” cifra di 5000 euro tutto compreso che i malcapitati erano disposti a pagare pur di riuscire ad entrare, via Italia, nel Regno Unito. A porre fine al fiorente traffico di esseri umani dall’Albania alla Gran Bretagna ci ha pensato la polizia di frontiera di Malpensa.Due le persone finite in manette. Si tratta di Silvio Scala, 46 anni, residente a Bernareggio, e di Bashkim Sula, 25 anni, ritenuto la vera mente dell’organizzazione. Entrambi devono rispondere di concorso in favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Cinque invece gli albanesi denunciati per possesso di documenti contraffatti e, grazie alla nuova legge sugli stranieri, espulsi dall’Italia.Le indagini che hanno dato corpo all’operazione “Terra promessa 2”, durate poco più che un mese, erano scattate il 9 ottobre scorso con il rimpatrio, da Londra, di un albanese trovato in possesso di una carta d’identità italiana contraffatta e denunciata come smarrita. La polizia di frontiera, sulla scorta dell’esperienza maturata con una precedente operazione che, nel novembre 2008, aveva portato
all’arresto di altre cinque persone per lo stesso reato, avvia l’indagine senza clamori. Grazie ai tabulati telefonici e alle liste di imbarco, si arriva a scoprire che l’albanese, per espatriare, aveva ricevuto il supporto logistico di un connazionale e di un italiano.Con una spesa che variava dai 4 ai 5 mila euro, i due fornivano ai clandestini un documento valido per l’espatrio, solitamente una carta d’identità fornita da italiani compiacenti che, per pochi soldi o qualche dose di droga, il giorno stesso ne denunciavano lo smarrimento; inoltre i due garantivano un biglietto aereo di sola andata per il Regno Unito. Non solo. Lo Scala (così è risultato dalle liste dei passeggeri transitati a Malpensa), accompagnava addirittura lui stesso i “clienti” a destinazione e poi faceva ritorno a Malpensa il giorno stesso.Nelle abitazioni degli arrestati, la polizia ha rinvenuto altri cinque documenti d’identità che sarebbero dovuti servire per altrettanti viaggi della speranza. E sarebbero andati a buon fine, se non fossero intervenuti gli uomini coordinati da Giuseppina Petecca, vicedirigente della polizia di frontiera di Malpensa. Sequestrate e confiscate anche le autovetture in uso agli indagati e utilizzate per accompagnare in aeroporto i clandestini.
e.romano
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