VARESE Il reato risale al 1991. Il processo è terminato ieri mattina. Ventuno anni dopo. Daniel Adam Lombardi, classe 1967, è stato condannato dal tribunale di Varese a sei anni di reclusione e al pagamento di una multa da 60 mila euro (oltre ad altre pene accessorie). È stato riconosciuto colpevole di traffico di stupefacenti, mentre è stato assolto «perché il fatto non sussiste» dall’accusa di associazione a delinquere.
Nel 2001 era stato bloccato dalla guardia di finanza alla dogana di Ventimiglia, tra la Francia e l’Italia: le fiamme gialle di Varese avevano segnalato ai colleghi l’arrivo di un carico sospetto. Lombardi era a bordo di un bus turistico che arrivava dalla Spagna. Era l’unico passeggero. In un sottofondo vennero trovati duecento chili di hashish. L’autista del pullman si prese ogni responsabilità, scagionando Lombardi: il suo iter processuale si è concluso da un pezzo, tant’è vero che oggi è libero e anzi ha potuto testimoniare in aula.
Secondo l’accusa, ieri sostenuta dal pubblico ministero Agostino Abate, anche Lombardi era in combutta con l’autista. Per questo ha chiesto una condanna a nove anni di reclusione (a Lombardi erano contestati anche reati connessi a traffici di cocaina). Mario Fontana, l’avvocato d’ufficio che ha difeso l’imputato, ha invece perorato l’assoluzione: a suo dire, non era stata raggiunta la prova che Lombardi fosse realmente complice nel traffico di hashish. Il collegio giudicante, presieduto da Anna Giorgetti, ha accolto la tesi della procura, applicando però una pena inferiore a quella domandata.
Lombardi all’epoca era un ragazzo. Ora è un signore di mezza età. Il suo processo era iniziato nel 1998, sette anni dopo il sequestro in dogana. Come detto, inizialmente gli investigatori agirono infatti solo nei confronti dell’autista reo confesso.
Nel frattempo, sempre per fatti connessi a droga, Lombardi è finito dietro le sbarre in Spagna. E anche questa circostanza ha rallentato l’iter processuale. Come suo diritto, Lombardi chiedeva di poter presenziare a Varese le udienze che lo vedevano alla sbarra. Mentre si opponeva alla proposta di “partecipare” attraverso una video conferenza. Ma il trasferimento di un detenuto da uno Stato all’altro non è semplicissimo, anche (ma non solo) per ragioni economiche. Risultato: di rinvio in rinvio, il processo è giunto sino al febbraio 2012.
Lasciate le prigioni iberiche, Lombardi è diventato uccel di bosco: non dà notizie di sé da almeno un anno e mezzo. La sua contumacia ha però, di fatto, dato la stura alle udienze. Ora che è stato condannato è diventato ufficialmente latitante. Anche se l’avvocato Fontana già annuncia la volontà di ricorrere in appello.
Enrico Romanò
s.bartolini
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