Tragedia di Crans-Montana, il rientro dei feriti: sette giovani presto a Niguarda

Bertolaso: «Oggi il trasferimento di altri quattro ragazzi, meteo permettendo»
Restano in Svizzera i sei casi più gravi, seguiti dai team italiani

«Oggi contiamo di riuscire a trasferire a Niguarda quattro giovani feriti, condizioni meteorologiche permettendo. In questo modo, entro la serata potremmo avere sette dei nostri ragazzi ricoverati qui». Con queste parole l’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, ha fatto il punto questa mattina, venerdì 2 gennaio, dall’ospedale Niguarda di Milano, sull’operazione di rientro dei giovani italiani coinvolti nella tragedia di Crans-Montana.

L’intervento è coordinato da AREU in stretta collaborazione con le autorità sanitarie svizzere e la Farnesina. Nella serata di ieri sono già stati trasferiti e ricoverati a Milano i primi tre pazienti: una giovane donna di circa trent’anni e due ragazzi quindicenni. La macchina dei soccorsi non si è mai fermata e ha continuato a operare anche durante la notte.

Un passaggio decisivo è stato l’invio in Svizzera di un team di specialisti del Centro Ustioni del Niguarda, che ha visitato i connazionali ricoverati negli ospedali elvetici. «I nostri esperti, ha spiegato Bertolaso, hanno valutato direttamente le condizioni cliniche e questa mattina abbiamo potuto analizzare le cartelle di tutti i feriti italiani. Questo ci ha permesso di stabilire chi fosse trasportabile e chi, invece, non può ancora essere trasferito in sicurezza».

Se per sette giovani il rientro a Milano appare ormai imminente, la situazione resta più delicata per altri sei feriti. Si tratta dei casi clinicamente più complessi, attualmente ricoverati negli ospedali di Berna e soprattutto di Zurigo, dove è presente un centro ustioni altamente specializzato.

«Questi sei ragazzi non sono ancora trasportabili, ha precisato l’assessore. Li stiamo seguendo costantemente insieme ai colleghi svizzeri. Quando le loro condizioni miglioreranno e i medici daranno l’autorizzazione, li riporteremo tutti a casa».

Il coordinamento tra le strutture è continuo e coinvolge direttamente anche il direttore generale del Niguarda, Alberto Zoli. La priorità resta la sicurezza dei pazienti, molti dei quali minorenni, con un costante confronto tra autorità sanitarie, famiglie e istituzioni.

«Non siamo noi a decidere, ha concluso Bertolaso; parliamo di ospedali svizzeri di altissimo livello. Solo quando il medico curante autorizza il trasporto, il paziente passa sotto la nostra responsabilità. I criteri sono chiari: trasportabilità clinica e consenso dei genitori. Nessun rischio inutile, la sicurezza dei ragazzi viene prima di tutto».