Gallarate Un’asse tra Lecce, Gallarate e Busto Arsizio per truffare l’Inps e favorire l’immigrazione clandestina. Sono cinque gli arrestati nel basso varesotto nell’ambito della maxi inchiesta partita dalla procura leccese con 580 indagati e una trentina di arresti: si tratta di cinque tunisini tra i 30 e i 40 anni appartenenti a due famiglie diverse.Tre sono stati arrestati a Gallarate dalla guardia di finanza cittadina, due sono stati fermati a Busto dagli uomini delle fiamme gialle bustocche. A Busto i militari si sono resi autori di un doppio colpo: il tunisino ricercato su ordine di custodia cautelare emesso da Lecce e residente in zona era uno soltanto. Le Fiamme Gialle, però, hanno scovato nel suo appartamento un altro ricercato: in sintesi due piccioni con una fava. La storia ha dell’incredibile e l’operazione smantella un’associazione ramificata da Nord a Sud. In sintesi a Lecce ha sede un’azienda agricola di copertura: qui veniva falsamente assunti falsi braccianti con contratti di lavoro fittizi. Inutile dire che nessuna delle persone “occupate” ha mai veramente lavorato: al termine del funto contratto di lavoro i presunti disoccupati si rivolgevano all’Inps per ottenere il sussidio di disoccupazione.
L’incasso andava consegnato ai gestori del giro, ovvero ai titolari dell’azienda agricola e a chi forniva la manovalanza fasulla. E qui entrano in gioco i cinque tunisini attualmente rinchiusi nel carcere di Busto. I due clan facevano arrivare connazionali dalla Tunisia che, una volta entrati irregolarmente in Italia, e dopo aver versato circa 2 mila euro a testa agli “importatori” bustesi e gallaratesi, veniva fittiziamente assunti dall’azienda agricola ottenendo così il permesso di soggiorno. Una regolarità pagata ai leccesi oltre 2 mila euro a clandestino. E la truffa ai danni Inps prosperava: altri disoccupati finti incassavano il sussidio e lo depositavano nelle tasche dei vertici dell’associazionea delinquere. E oltre a questo c’erano finte gravidanze, sempre con contributi truffati, finte mobilità e persino finte casse integrazioni. Il tutto per un danno alle casse Inps di circa 2 milioni di euro. E si stima che almeno 144 dei finti assunti siano passati tra Busto e Gallarate, reclutati dai cinque tunisini messi in manette. Restano da scoprire le vie d’accesso al Bel paese per i prestanome importati dalla Tunisia: qualcuno è sicuramente transitato attraverso Malpensa, altri potrebbero essere giunti via mare.Simona Carnaghi
f.artina
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