Varese ieri si è trasformata nella capitale del vino. Il successo è andato oltre le aspettative degli organizzatori. Parecchie centinaia di persone, partecipando alla manifestazione Wine Tasting Varese, hanno fatto un vero e proprio viaggio nel mondo del vino, alla ricerca di sentori, profumi e anche aspetti culturali legati ai vitigni e ai metodi di produzione. «Il pubblico quest’anno è veramente preparato e curioso, la manifestazione ha voglia di crescere» ha detto, presidente Ais Lombardia. Per partecipare all’evento, le persone sono arrivate dall’Umbria, dalla Toscana, dal Piemonte, dal Veneto. «La manifestazione è rimbalzata sui blog di appassionati di vini e, quando abbiamo letto la lista degli espositori, abbiamo prenotato subito» dicono , blogger di Sommelierxte che abita a Viareggio, e l’amico , titolare di “Quartino diVino” a Ovada. Gettonatissimo l’Atelier dello champagne, con prodotti di nicchia come Le Brun Servenay di : «Il pubblico è appassionato e la formula dell’evento vincente». Altro elemento di pregio: l’eterogeneità dei partecipanti, con tanti giovani, come, 28 anni: «Qui mi si apre un mondo interessante». In un calice di vino si cercano anche cultura e tradizione. «Il vino per me è convivialità ed è qualcosa che si impara ad esplorare grazie alla propria famiglia» dice . «Il mondo del vino è immenso e incredibile – aggiunge – Chi vi entra scopre che cultura e vino sono intrecciati insieme, conoscerli significa approfondire aspetti come
l’origine, la storia, la gastronomia». Parlare con i produttori di vino significa incontrare persone come di Le Potazzine, che produce 18 mila bottiglie di Brunello di Montalcino in cinque ettari di vigne: «La nostra filosofia è dedicare molta attenzione alla vinificazione naturale. Usiamo 42 botti grandi, mai barricate. Se il mondo va da una parte, noi andiamo al contrario. E lo facciamo con la convinzione che il brunello non è un vino “piacione” e che non deve variare il suo disciplinare». Girando per gli stand si incontrano anche realtà preziose, come Piaggia con i suoi vigneti di origine controllata e garantita Carmignano. Assaggiare quei vini significa fare un viaggio nel passato, fino al 1716, quando il granduca di Toscana Cosino III de’ Medici emise un bando in cui stabiliva precise norme per la vendemmia e con cui delimitava la zona di produzione, creando il primo esempio di denominazione di origine controllata. Successo anche per i vini dell’Impero Austroungarico di Proposta Vini, tanto più per la location retrò del Palace Grand Hotel. Tra i vini dell’Insubria, la parte del leone l’ha fatta Gialdi con Sassi Grossi, il “Ticino Doc Merlot” dalla grande personalità e il sentore profondo e complesso. «A Varese non ho mai visto un evento sul vino così performante – è il parere di – Il Wine Tasting Varese si confermerà come un appuntamento importante nel settore».













