Tutto il Varese in ospedale"Forza Alfredo, vinci per noi"

Tutto il Varese in ospedale"Forza Alfredo, vinci per noi"

di Andrea ConfalonieriA volte le partite e i campionati riesci a vincerli prima di giocarli perché esistono ancora squadre fatte da uomini capaci di slanci d’amore quasi impossibili da credere. Uomini come i tifosi del Varese che, domenica scorsa in curva, hanno dedicato un indimenticabile striscione – più lungo e vero di qualunque promozione – al simbolo stesso del club: «Soffrire sempre, mollare mai. Forza Alfredo». Uomini come Luca Sogliano: una volta venuto a sapere del ricovero in ospedale a Milano di quello che lui considera – tout court – "il Varese" e che suo padre Ricky ha sempre chiamato "presidente", ha deciso cosa fare un minuto prima che qualcuno glielo chiedesse. «Vengo a trovarlo e porto con me tutta la squadra perché veda come si fa a vivere con le palle». Uomini come Beppe Sannino, che al pensiero di voltarsi in panchina e non trovare più la carrozzina dell’Alfredo, quella che vale cent’anni di storia e da più di quaranta gioca a Masnago meglio di Anastasi e Bettega, ha detto: «È il pezzo migliore di noi perché quel suo ineguagliabile sorriso ci fa sentire più forti anche dopo le sconfitte».È nata così una catena umana biancorossa che dal direttore sportivo al mister, dai tifosi alla squadra, ieri ha colmato la distanza tra Masnago e quell’ospedale che da più di una settimana separava il Varese dal suo vero presidente. Sette macchine con a bordo tutti i giocatori, Luca, Beppe, Bettinelli, Verderame, Panzarasa, Filippo Brusa

e idealmente la città sono piombate davanti alla clinica in zona Politecnico, traducendo nella realtà due parole belle solo per le favole o per i sognatori: famiglia biancorossa.«Se non vieni tu allo stadio, siamo noi a venire da te» ha potuto finalmente dire Sogliano toccando le spalle del "suo" Alfredo, a quel punto rannicchiato su una carrozzina troppo stretta per contenere la fierezza di un gigante. E poi, in un crescendo di emozioni indescrivibile: «Basta che manchi tu una volta, e questi perdono le partite. Quindi, vedi di tornare alla svelta». Mentre il cuore dell’Alfredo si gonfiava e si allungava toccando tutto il suo Varese, e Gambadori il preferito, mister Sannino consegnava la maglietta bianca con le firme della squadra a quello che è il suo giocatore più forte. Che oggi avrà un esame importante, prima di sapere se potrà avverare il sogno di venire a vedere il Lumezzane. Ma lo affronterà sapendo benissimo che, dopo ieri, nessun miracolo è impossibile. Parlando con gli occhi come solo lui sa fare, ha lasciato il Varese con la promessa di riabbracciarlo al solito posto: sulla pista di Masnago. Cosa gli abbiano detto nell’orecchio Ebagua, chinatosi a parlargli mentre gli altri erano già andati, o Sannino dopo essere uscito dalla cappelletta davanti alla sua stanza, se lo terrà per sé. Ma possiamo immaginarlo. L’ultima cosa che ci ha chiesto è stata: «Domenica segna Del Sante?». Incorreggibile Alfredo, certo che segna. E poi il Varese vince: solo per te.

a.confalonieri

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