Roma, 24 mar. (TMNews) – Vertice Ue a Bruxelles oggi e domani, con una serie di importanti questioni sul piatto ma poco da attendere in termini di novità e decisioni di rilievo. Slitta infatti a fine giugno la non secondaria questione di come finanziare effettivamente i rafforzamenti dei meccanismi anti crisi dell’Unione europea. E sul fronte squisitamente politico non si prevedono novità di rilievo sulla crisi libica. In attesa delle decisioni della Nato e dell’incontro martedì del gruppo di contatto a Londra, la speranza, semmai, è evitare il clima di tensione dei giorni scorsi.
Sul fronte economico, la vigilia del Consiglio tra capi di Stato e di governo europei è stata contrassegnata dallo spauracchio di una seconda crisi di governo di uno dei paesi periferici dell’area euro, il Portogallo, che seguirebbe l’Irlanda. Un quadro che si è fatto sentire sui mercati dei titoli di Stato di questi due paesi, e che ha finito anche per arrestare la corsa rialzista dell’euro. Fonti diplomatiche hanno fatto filtrare una bozza di comunicato conclusivo del vertice, che prevede uno slittamento, e di ben tre mesi. “La preparazione del trattato sul Mes (Meccanismo europeo di stabilità, il futuro fondo anti crisi-ndr) e gli emendamenti all’accordo sul Efsm (European financial stability mechanism), in modo da assicurare che la sua effettiva capacità di erogare finanziamenti sia di 44 miliardi di euro, saranno finalizzati in due contestuali accordi prima di fine giugno 2011”, si legge.
I queste ultime settimane i paesi europei, a livello di leader e a livelli di ministri delle Finanze si sono accordati per aumentare la mole dei meccanismi anti crisi. Ma senza trovare una intesa sul come finanziare questi propositi di rafforzamento.
Tra i temi del Consiglio, anche l’emergenza nucleare giapponese e la crisi libica, ma su questo fronte difficilmente si avranno novità di rilievo. Dopo gli scontri che hanno caratterizzato l’incontro dei ministri degli esteri di lunedì, il problema sarà cercare di recuperare almeno un’apparenza di unità anche se di fatto la ‘palla’ al momento è in mano alla Nato che dovrà decidere come procedere. Al momento, in concreto, l’ipotesi è quella di una sorta di divisione del lavoro rispetto agli obbiettivi definiti dalla risoluzione Onu 1973. La Nato si farebbe carico del rispetto della no-fly-zone in senso stretto; le altre azioni da intraprendere per la protezione dei civili resterebbero sotto la gestione del comitato politico formato dai ministri degli esteri dei paesi che prendono parte alla missione. E anche da questo punto di vista, domani non ci saranno novità. Una prima riunione del ‘gruppo di contatto’ del comitato è prevista infatti per la settimana prossima martedì a Londra.
Quel che sembra evidente, è che la decisione di lanciare l’operazione in Libia, fortemente voluta da Francia e Gran Bretagna, ha assestato un colpo quasi mortale alla politica estera comune europea. La stessa rappresentante esteri della Ue Catherine Ashton ha ammesso la situazione di impasse se non di scontro interno alla Ue. “Il problema – ha ammesso – è che abbiamo a che fare con 27 paesi sovrani che credono con passione e convinzione in quello che fanno e che su certi terreni, temi della difesa soprattutti, hanno opinione molto diverse”.
Qualche decisione potrebbe comunque venire, fanno notare ambienti diplomatici, sul fronte dell’operazione di assistenza umanitaria e di protezione civile nei paesi nordafricani protagonisti della “primavera araba”(su questo, ha detto la Ashton, “i nostri piani dovrebbero essere pronti da qui a giovedì”) e si potrebbero anche decidere le prime tappe concrete per aiuti economici nella regione tramite la Bei (banca europea di investimenti). Infine la Ue dovrebbe lavorare a un progetto di partenariato per sviluppare riforme democratiche nella regione.
Voz/Vgp
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