BUSTO ARSIZIO Scoperta neviera del ‘500 nel cuore di Busto Arsizio e subito diventa spazio espositivo. A riportare alla luce l’antico “frigorifero sotterraneo” è stato Piero Sisti, titolare nel negozio di calzature Lupis al civico 3 di via Cavour.
Incuriosito da una botola presente nel retro della sua attività, il commerciante ha ingaggiato tre muratori per effettuare gli scavi. Lavori che hanno condotto alla neviera seppellita per secoli dalle macerie nei sotterranei del negozio. A confermare la natura del ritrovamento è l’architetto bustocco, Augusto Spada che paragona la stanza ad «una specie di frigorifero antesignano dei nostri moderni elettrodomestici, una struttura tipica nel borgo di Busto Arsizio nei secoli scorsi». Commercianti e privati utilizzavano la neviera per tenere al fresco gli alimenti: la neve veniva raccolta nel cortile e attraverso una bocca di lupo e uno scivolo si accumulava sul pavimento. I generi alimentari deperibili venivano poi trasportati tramite lo scolo di accesso e appesi con ganci al soffitto della struttura. Il cibo veniva così disposto sopra tavoli di legno per isolarlo dal contatto con la neve che, una volta sciolta, defluiva attraverso il pozzetto centrale ancora visibile. La neve si conservava per un anno intero, per essere poi sostituita con quella dell’inverno successivo. Un sistema ingegnoso che oggi avrebbe agevolato i nostri amministratori nell’affrontare l’emegenza neve in città.
I titolari del negozio avevano già scoperto nel cortile di via Cavour la colonna di un’antica abitazione, con ogni probabilità di tipo nobiliare e i cui lavori di ristrutturazione risalgono al ‘700. Ciò fa dedurre che anche la neviera abbia avuto un percorso analogo. «La copertura con putrelle e voltini di mattoni può risalire al ‘700, tutte le altre parti appaiono molto più antiche e si possono far risalire anche al ‘500», l’ipotesi dell’architetto Spada. Il ritrovamento non è l’unico nel suo genere scoperto in città. «Anche nei sotterranei nel negozio di alimentari di via Matteotti era stata ritrovata un’antica neviera, ancora più profonda – racconta l’architetto -, nel centro di Busto si possono ancora trovare tracce di architettura
cinquecentesca e longobarda». Angoli di storia, in molti casi mai valorizzati, al contrario delle intenzioni dei titolari del negozio Lupis, che hanno già messo in sicurezza la struttura per aprirla ai visitatori unendola all’arte. «Vorremmo riqualificare questo luogo – spiega il figlio Ambrogio – Alcuni artisti hanno avanzato la proposta di allestire una mostra con i loro quadri: potrebbe essere il primo di una serie eventi». Il caso della neviera è la dimostrazione che i vecchi stabili possono essere recuperati e adibiti a luoghi moderni di aggregazione. «A Busto si lasciano morire interi palazzi, come quello cinquecentesco di via Matteotti – conclude Spada – Una scoperta del genere, seppur piccola, è da valorizzare». Valeria Arinialtro servizio sul giornale di oggi
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