VARESE Giovanni Bizzozero, lo studente di veterinaria morto cadendo dalla moto nel mese di novembre, è stato il protagonista del presepe vivente di Avsi portato in scena questo pomeriggio, davanti alla basilica di San Vittore.
Che fosse dedicato proprio al giovane Giovanni, Bizzo come lo chiamavano gli amici, lo ha detto Alberto Reggiori, di Avsi, prima dell’inizio della rappresentazione. Anche il primo attore che è comparso sulla scena si chiamava Giovanni. È stato lui a lasciar volare verso il cielo un palloncino bianco, come a voler raggiungere quel ragazzo che nelle edizioni passate tanto ha fatto per l’organizzazione del presepe.
Tante emozioni, tanto cuore, tanta umanità. Il presepe vivente è tutto questo. A partire dai 450 attori tutti bambini. Un inedito, visto che nelle edizioni passate si erano sempre esibiti dei professionisti. Ogni bambino vestiva un costume confezionato per lui da sarte e volontari che si sono messi
all’opera già due mesi fa affinché ieri fosse tutto perfetto. Il più piccolo del gruppo era Gabriele Saladin, di soli tre mesi, tenuto in braccio dal papà Giacomo. Il bimbo, che ha impersonato Gesù Bambino, è stato così bravo da ricevere i complimenti del vicario episcopale, monsignor Luigi Stucchi.
Senza parlare degli effetti speciali. Come la gigantesca stella cometa che ha illuminato la chiesa e che è arrivata con il suono di un carillon. E i cavalli in carne e ossa, messi a disposizione da Chicco Colombo che li alleva. I destrieri sono stati offerti gratuitamente, e non è poco se si considera che noleggiare tre cammelli avrebbe avuto un costo di tremila euro.
Un plauso particolare va alla fantasia. Quella del gruppo di lupetti di Aggs Varese 2, i cui strabilianti esperimenti sul tema della magia dei Re Magi hanno fatto da coreografia al presepe. Per esempio, i lupetti hanno messo una Mentos nella Coca Cola fino a creare una fontana, o mischiato bicarbonato e aceto, ottenendo una pozione in grado di spegnere le candele.
Premio tenerezza al vitellino della fattoria Valle Luna che ha collezionato coccole e carezze da parte di tutti i partecipanti.
E poi i canti, i colori, quell’emozione nella voce degli attori. Alla fine, sul volto di tanti, si leggeva la commozione. «Perché non c’è niente di più bello di vedere gente comune, bambini, normali cittadini, collaborare per fare qualche cosa di grande, da vivere insieme» ha detto una mamma, mentre andava a recuperare il suo bambino dopo la recita.
Lo spettacolo è stato così coinvolgente che monsignor Luigi Stucchi, prima della benedizione, ha parlato proprio di Giacomo. Ovvero del bimbo che sulla scena impersonava colui che non crede nell’esistenza di Cristo. «Sarebbe bello che, come è accaduto a Giacomo, Gesù arrivi dove non c’è. Questo è il mio augurio per questo Natale» ha detto il vescovo. Mentre monsignor Gilberto Donnini ha detto che il presepe non è una coreografia ma qualcosa di vivo.
Del resto in piazza, a vedere lo spettacolo, c’erano migliaia di persone, tra cui il sindaco Attilio Fontana, la giunta quasi al completo, l’assessore regionale Raffaele Cattaneo e il dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Claudio Merletti.
s.bartolini
© riproduzione riservata












