Un ragazzo e il suo Varese Caro Laurenza, qui c’è tutto

Grazie: le persone che ci piacciono sanno usare questa parola. «Grazie» ha detto mamma Lazaar domenica abbracciando Giorgio Scapini, capo del vivaio. Eravamo noi a dover ringraziare lei per aver creduto che il Varese fosse il posto migliore per fare crescere suo figlio, eppure ci ha pensato lei.

Lei che a un certo punto della vita è arrivata a pensare di mollare tutto e tornare in Marocco, perché non ce la faceva più. Lei che non ha mai chiesto nulla, ma ha solo creduto nella famiglia biancorossa. Con umiltà, semplicità e dignità. Suo figlio giocava nel Venegono, dove saliva il profumo di radici. Rumori di calci al pallone fatti per divertirsi, come quando Achraf scartava tutti nel piazzale della scuola di Casablanca, in assurde partite cinquanta contro cinquanta. Odore di Varese, cioè di chi pensava che la sua serie A fosse scalare la montagna delle giovanili, trovare un compagno di squadra come De Luca e un allenatore come Mangia solo per diventare complici di un’amicizia e di una passione che, se messa alla base del tuo lavoro, può sbaragliare qualunque avversario.

In questo Lazaar pagato 4.000 euro da Scapini ai dirigenti del Venegono («Ma l’ho preso in coppia con Caon, scrivetelo») e che per il Varese ne frutterà almeno 200 volte tanto, c’è la missione e la religione di ciò che siamo.

La missione: scovare, cercare, rischiare e provare a fare di un bambino che scorrazza su un campo della provincia la bandiera della tua società. La religione: se qualcuno parte da qui ed è felice, noi lo siamo insieme a lui.

La storia di Lazaar, e prima quelle di Pisano e De Luca, o di Ebagua pescato nel Canavese, insegnano questo. 1) I tesori ci sono e valgono milioni di euro, basta saperli e volerli cercare, affidandosi alle persone che sanno vederli. 2) Nei Lazaar, nei Pisano, nei De Luca (nei Barberis, nei Fiamozzi, negli Scapinello) devi credere anche quando è difficile farlo e sembra che non ne valga la pena: dai e dai, se gli fai sentire la fiducia e il coraggio di chi sta sopra, buttandoli in prima squadra e in seri B non in C, varesinità e classe ti premiano. 3) Arriva in fondo chi ha l’umiltà di non bruciare le tappe, e crede nelle persone giuste, ma soprattutto chi ama il Varese prima di se stesso.

La storia di Lazaar, di chi l’ha preceduto e lo seguirà, è il consiglio più bello per il presidente Laurenza. Fidati dei tuoi figli varesini, Nicola. E di chi non si sfilerebbe mai questa maglia, anche se viene da lontano e non parla la nostra lingua. Fidati di chi tratta i piccoli come i grandi, e i grandi come piccoli. Fidati di chi arriva dal basso, e anche se sale in alto non si dimentica da dove è venuto. Fidati di chi verrà ancora allo stadio ogni volta che potrà (Maran verrà allo stadio ogni volta che potrà, ma anche Mangia, Pisano, Bernardini o Lazaar), anche quando sarà partito per altre avventure. Fidati di chi ha sempre trattato il Varese come un figlio. Fidati di chi ti ha parlato non per interesse, ma perché sa che dentro di te c’è qualcosa. Guarda Lazaar correre lontano, dove tu l’hai mandato, inseguilo e porta il Varese più lontano di lui. n Andrea Confalonieri

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