Un sogno per il Varese? Salvo all’ultima con Forte

Poteva segnare Pavoletti ma il cielo guardava altrove. A giugno questo sarà stato il punto della salvezza e della decisione più alta: l’1-1 del giocatore che meriterebbe di segnare più di tutti ma non segna mai solo perché in realtà segna sempre (con un’ultima corsa e un salvataggio in più degli altri), è un manoscritto dal titolo “questo è il nostro destino”. Avesse segnato il dio Pavoletti, avremmo continuato a trastullarci con i playoff, cioè tutto e nulla perché il Varese è patimento e pietra

dura, non dolce ambizione (finché pensa di poter morire, può anche risorgere e toccare gli alti cieli). Invece l’ha fatto Calimero, e con lui tutti noi. Segna (segniamo) solo i gol della vita – ieri e a Benevento, 2 in 5 anni – perché nelle sue gambe storte c’è la storia (storta) dal Varese, nel suo fiato corto ma lunghissimo c’è il nostro cuore impavido, nel suo motore c’è solo la forza operaia di un pubblico povero, barbone, semplice, vero. Lupi nella steppa, proprio come lui.

Tutto è scritto: entriamo nel tempio con il nostro più umile profeta, riscopriamo che la vita è dolore (alla Corti: questo punto l’ho fatto io, gli altri 23 che ci mancano toccano a voi. Voi gente, voi piccoli grandi Corti d’ogni giorno) e culliamo un sogno. Questo: giocarci la salvezza all’ultima col Siena a Masnago, vincere con gol di Forte e togliere la A ai toscani (capiamo il Beretta battagliero ed elettrico perché a Varese gli fu preferito Benny Carbone, non il club toscano che ha sempre un santo in paradiso). Questa è la mentalità da Varese. Diventare così piccoli e silenziosi da rendersi invisibili, quindi imbattibili, godendo all’infinito della serie B.

Acqua passata non macina più e quindi a Milanese, Montemurro e Laurenza diciamo di ricominciare da qui. Da Corti. Vogliamo 11 Corti orgogliosi di potersi salvare all’ultimo secondo, che vivono in una dimensione terrena e reale, la nostra serie A. Per farlo, mandiamo in prestito chi non gioca o lo fa male ed è deluso (la delusione è contagiosa), cioè otto dei trenta giocatori in rosa. Chi non s’è mai inserito nella sofferta mentalità varesina come Calil,

Lupoli, Bjelanovic, Blasi. Meglio pochi ma uniti, disperati, affamati, giovani come Ely e-o varesini (Lazaar, Fiamozzi, Forte, Barberis: il nostro futuro? No, il presente), o scartati come Pavoletti, o guerriglieri alla Franco, alla Rea. E se ci scappa un acquisto o due, Milanese faccia ciò che gli riesce meglio (non è vero che il mercato è fallito: Ely, Pavoletti, prim’ancora Franco o Lazaar e Forte chi li ha presi?): inventi e rischi senza andare sul nome amico o consigliato.

Basta poco: con un regista che avesse dato almeno una palla a Pavoletti in 93 minuti, avremmo vinto. Un Buba, un Kurtic. E Di Roberto. Nel tridente con Forte e Pavoletti è uno dei 10 più forti della B per spunto, fiuto, tiro e gol. Mancano 2 giorni al 2014 e 23 punti all’alba.

Varese

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