Un tetto caldo per i clochard: riapre la casa degli Angeli

Lunedì il dormitorio dei senzatetto all’ex chalet Martinelli tornerà operativo. Enrico Angelini, assessore alla famiglia: «In aumento i numeri del bisogno»

Lunedì riaprirà il dormitorio dei senzatetto all’ex chalet Martinelli, il servizio di accoglienza notturna avviato tre anni fa dagli Angeli Urbani con la collaborazione dell’assessorato a Famiglia e Persona del Comune.

«I numeri del bisogno sono in leggero aumento – spiega , assessore alla Famiglia – Dai dati che abbiamo raccolto attraverso la “rete” creata lo scorso anno per affrontare il bisogno, stiamo parlando di qualche decina di persone, a cui riusciamo a dare una risposta umana». Il servizio di accoglienza notturna – che si trova a due passi dalla stazione dello Stato – richiede il rispetto di alcune regole. I senzatetto, fino a un massimo di 17, devono entrare per le 21 e uscire per le 9. Tutti i giorni, alle 14, inoltre, il centro si occupa della distruzione di pane e focacce, forniti dal Banco Alimentare Nonsolopane (mediamente si arrivano a distribuire 60-100 chili di pane al giorno). Mentre il sabato chi ha bisogno può andare lì a ritirare i vestiti. Le persone accolte possono essere anche di fuori Varese, non è necessaria la residenza. Non si può entrare con alcol e non si può fumare. Comportamenti violenti sono causa di espulsione. Con il freddo di queste notti, il dormitorio cominciava a essere un bisogno davvero sentito. «Domenica c’è stata un po’ di agitazione, le situazioni in giro sono sempre peggio – spiega dei City Angels, che si occupa di volontariato di strada – C’è chi è senza lavoro, chi senza casa. Capitano giornate dove sembra che tutti insieme si mettano d’accordo. Il numero è aumentato e ci sono persone che sono cagionevoli di salute e che faticano più degli altri». Le persone accolte dallo chalet sono in media 35 all’anno. Il centro di via Maspero ne ospita circa 25 (con ingresso alle 18 e uscita alle 8). «Chiaramente aprendo il dormitorio, quindi qualcuno lì potrà andare. Però, essendo pochi posti, ci sarà gente costretta a stare fuori» prosegue la coordinatrice dei City.«Per esempio, mi viene in mente un signore che dorme in auto, che ha chiesto se poteva essere accettato, ma a quanto pare le strutture di Varese sono piene. Bene, dunque, che qualcosa di concreto ci sia, ma secondo me le strutture sono insufficienti di fronte a un bisogno che aumenta» conclude Aimini.