Un uomo che ha saputo amare. E non verrà mai dimenticato

Un addio commosso e partecipatissimo per Luca Squizzato

«Papà era fantastico». È la vocina di una bimba a far piegare la testa a circa un migliaio di persone nel vano tentativo di nascondere le lacrime.

È la vocina di una bimba che saluta il suo papà, Luca “Tommy” Squizzato, alpinista cinquantenne morto domenica a causa di una valanga mentre scalava il Monte Nero in Trentino a spezzare il cuore di tutti coloro che ieri erano presenti, nella sala del commiato del cimitero di Giubiano, alla cerimonia funebre che ha portato sin lì mezza Varese. C’era tutto il liceo Classico Cairoli, e grande parte della società civile varesina. Il padre di Luca, Mario fu il primo editore di Rete 55, la mamma della sua compagna Laura, che gli ha dato 4 figlie e l’ha seguito nella sua avventura “verde” (era titolare di una azienda florovivaistica) a Uggiate Trevano è una delle più note e amate professoresse del Classico: Rita Zumin Di Giacomo. C’era tutto il mondo di Tommy che quando andava in montagna «aveva gli occhi che brillavano». Una passione sbocciata nel 2009. Coltivata. Amata. Amata sì, ma mai quanto le sue cinque donne, la moglie e le quattro figlie, verso le quali l’attenzione era come un velo leggero che ti avvolge lasciandoti libero di esprimerti. «Libero come era lui». Soprattutto c’era la famiglia di un uomo capace di essere «sempre vero, anche nelle contraddizioni». Con il sorriso sghembo di chi sa prendersi in giro, ma la vita la affronta con una serietà estrema. C’era la famiglia e c’erano le quattro figlie di Squizzato, circondate dai loro compagni di scuola, due maggiorenni e due minorenni. Una dopo l’altro raccontano il loro papà: ed è come averlo lì quest’uomo sincero, capace come ha detto un amico «di trascinare tutto e tutti. Di divorare, azzannare la vita». C’è la piccola che racconta che papà era un po’ come Spider Man, che si arrampicava ovunque. La sorella le fa eco rammentando di quanto il padre la scherniva «resterai per sempre zitella», e quella che invece ricorda le mattine in cui tutta quella meravigliosa famiglia si svegliava «con la musica classica che suonava in tutta la casa».

La stessa musica che ieri ha accompagnato la cerimonia: violino e violoncello ad accompagnare gli interventi di chi, ed erano in tanti, Tommy l’hanno amato. E continuano a farlo. E ancora la parola va alla famiglia: «sono d’accordo con la zia – spiega una delle figlie – era ironico e divertente. Ma anche serio, tanto da essere capace di insegnarti tutto». E via con i ricordi del diciottesimo compleanno trascorso a Il Salotto. Salvo poi tornare a bomba, con una tenerezza che una figlia riserva soltanto ad un padre nella vita, ai ricordi della montagna.

«Di lui conservo questa immagine – ha detto la ragazza – l’amore per l’alpinismo non tanto come sport o come gesto atletico. Io ricordo, e sempre ricorderò, lo sguardo che aveva quando tornava. Lo sguardo brillante di chi aveva compiuto quello che doveva compiere». Senza sconti e senza scorciatoie.

È Laura Zumin, la moglie, a chiudere con la forza che soltanto una donna incredibile ha: «io vi ringrazio – ha detto – è l’uomo della mia vita e in queste ore noi siamo state avvolte da un affetto incredibile. Mi avete, ci avete, supportate in ogni minuto. Non supererò mai tutto questo, perché una cosa così non si supera. Ma forse, grazie a voi tutti, riuscirò a sopportarlo».