Un vestito da B, un cuore da dilettanti Verona più forte, Varese predestinato

Il vestito cambia ma il cuore no. I giocatori sono di serie B ma affondano le radici nella C2 e lo spirito vincente arriva da lontano. Questa è la differenza che ha sempre fatto (e farà) la differenza.
Se i tuoi tifosi riempiono lo stadio, delle assenze e dei calcoli te ne freghi, giochi per loro: il Varese l’ha fatto, la Samp no.
In un altro ambiente e in un’altra squadra, il caso Terlizzi avrebbe fatto saltare il giocattolo. Qui lo ha rinsaldato ed esaltato: non c’è ferita, per noi, che non sia l’inizio di una nuova vittoria.

Abbiamo preso quella che volevamo: la più forte, subito. Se ci fa fuori, va in serie A. Ma a farla fuori saremo noi: è scritto (lo abbiamo scritto) dopo quel 3-0 con cui ha pensato di violentarci, dopo che ci aveva già battuto. Ma noi siamo pazzi, siamo il Varese. Un fuoco, se provi a spegnerlo con le mani, riemerge sempre e alla fine ti brucia. Il Verona ci ha scelto ma non lo doveva fare perché questa «squadretta» carogna non puoi volerla o sceglierla, se la conosci davvero. Con il Sassuolo e la Samp, i veneti sarebbero già in finale. Con noi, no.

Con le nostre seconde linee abbiamo dimostrato che andremo in finale. Che siamo uniti, dentro, nel profondo. Che corriamo veloci e abbiamo tutto: talento, gioco, cuore e follia dei predestinati. Siamo in credito col destino: la semifinale col Padova, gli esodi di massa, poi le mani pulite dell’unica squadra sana, invisibile e snobbatissima, originale, scanzonata. Ci riprendiamo tutto.

Questo è un miracolo sportivo e ha il cuore di Momentè, due volte rotto, un anno e quattro mesi di inattività: trova il gol solo perché l’ha sognato così forte da riuscire ad avverare il sogno. E ha lo spirito del vero capitano: dilettanti o serie B è uguale, se ti chiami Lepore e ti senti addosso il Varese.
Così facciamo fuori la Samp anche se le loro riserve varrebbero il doppio della nostra prima squadra. Lo spirito lo vedi dalle piccole cose e dai portaborracce: non siamo a cento, loro a zero.

Viste cose inaspettate e quindi bellissime come lo striscione della curva per un piccolo grande cuore biancorosso come Silvio Papini («Uomo vero in società»).

Lette cose bellissime come quelle del povero Natale Cogliati, che trent’anni fa chiuse il suo articolo sull’ultima vittoria contro i doriani come lo chiudiamo noi oggi: «La giornata di passione finisce bene per i varesini, gol alla Sampdoria e tutti a casa». Anche nell’82 il mezzo trionfo sui doriani arrivò dopo la piccola disfatta di Verona. E il 6 giugno, giorno della prima finale di quest’anno, cade il trentennale esatto della serie A rubata all’Olimpico di Roma da Agnolin e dalla Lazio. Un segnale inequivocabile, come il record di vittorie e punti di ogni tempo in serie B.

Andrea Confalonieri

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