SOLBIATE ARNO – La comunità di Solbiate Arno ha ritrovato uno dei suoi simboli più antichi. Nella nuova chiesa di San Maurizio è stato presentato il restauro della Madonna del Rosario, scultura lignea del Settecento che da generazioni accompagna la vita religiosa e le celebrazioni del paese.
La presentazione si è svolta domenica 4 ottobre, con la benedizione della statua, i vespri e la successiva celebrazione della messa. Un momento che ha riportato l’opera al centro dell’attenzione della comunità, ma anche del mondo degli studi storico-artistici.
La statua è oggi collocata nella zona absidale della nuova chiesa e proviene dall’antico edificio religioso che si affaccia sulla stessa piazza. Il suo percorso è dunque strettamente intrecciato con quello della comunità solbiatese.
Una scultura di raffinata fattura
La Madonna del Rosario è alta circa 122 centimetri ed è realizzata in legno di tiglio, come hanno confermato le analisi xilotomiche. La scultura presenta una ricca decorazione dipinta e dorata, con elaborati motivi a sgraffito realizzati sulla foglia d’oro zecchino.
Le decorazioni floreali e gli altri elementi ornamentali richiamano la simbologia mariana e contribuiscono alla particolare raffinatezza dell’opera.
L’autore della scultura rimane per ora sconosciuto, ma il confronto con altre opere lombarde ha fatto emergere un’interessante ipotesi attributiva.
L’ipotesi Giuseppe Antignati
Tra le possibilità al vaglio degli studiosi c’è infatti una possibile attribuzione a Giuseppe Antignati, scultore milanese vissuto tra il 1704 e il 1778, oppure alla sua bottega.
Antignati è conosciuto soprattutto per il modello ligneo della Madonnina del Duomo di Milano, ma la sua produzione comprende numerose statue destinate ad altari e processioni.
La Madonna di Solbiate Arno presenta diversi elementi che possono essere ricondotti alle caratteristiche delle opere attribuite allo scultore: la figura slanciata della Vergine, la morbida curvatura del corpo, il volto delicato, il movimento del velo e delle vesti, la posizione delle mani e la vivacità del Bambino.
Particolarmente significativo è anche il basamento con la nuvola e le due teste alate di cherubini, una soluzione che trova confronti in altre opere attribuite ad Antignati in diverse località lombarde, tra cui Pavia, Gambolò, Vigevano, Desio, Gorla Minore, Cardano al Campo e Nosate.
L’attribuzione non è però ancora definitiva. Saranno ulteriori ricerche archivistiche e storico-artistiche a stabilire se la scultura possa essere inserita nel catalogo delle opere di Antignati o della sua bottega.
Il restauro dopo il distacco del Bambino
L’intervento conservativo si è reso necessario dopo un episodio avvenuto durante il trasporto della statua in processione, quando il Bambino si era staccato dalla figura della Madonna a causa della frattura dei perni di tenuta. In precedenza era stato fissato provvisoriamente con del filo di nylon.
Il sopralluogo aveva inoltre evidenziato diverse altre criticità: dita parzialmente distaccate, un cherubino danneggiato, sollevamenti e perdite della pellicola pittorica, oltre a mancanze nel modellato, soprattutto nella parte del basamento, e depositi accumulati sulla superficie.
Il restauro è stato eseguito da Carola Ciprandi e Daniela Morosi. I lavori hanno compreso il fissaggio della cromia, la pulitura delle superfici, il riassemblaggio degli elementi disgiunti, la ricostruzione delle parti mancanti e il ripristino del sistema di ancoraggio del Bambino alla Madonna.
L’intervento si è concluso con la reintegrazione pittorica e la verniciatura finale.
I lavori sono stati eseguiti sotto l’alta sorveglianza delle dottoresse Marta Pozzi e Sonia Segimiro, della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Como, Lecco, Sondrio e Varese.
Il restauro sostenuto dalla comunità
Il recupero della statua è stato possibile grazie al contributo di alcuni benefattori e al ricavato della lotteria parrocchiale. Anche il finanziamento dell’intervento testimonia il legame ancora vivo tra la Madonna del Rosario e la comunità di Solbiate Arno.
La conclusione dei lavori non rappresenta quindi soltanto il recupero di un manufatto di interesse storico e artistico. La statua torna infatti a occupare un posto centrale nella vita della parrocchia e nella memoria collettiva del paese.
Il restauro restituisce così alla comunità un’opera nuovamente leggibile e stabile, mentre le ricerche sulla possibile attribuzione ad Antignati potranno aggiungere nuovi elementi alla storia della scultura e al patrimonio culturale di Solbiate Arno.













